venerdì 25 settembre 2015

SCUOLA A NORMA O SCUOLA NORMALE?

NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE. USARE CON MODERAZIONE


Si è aperto il nuovo anno scolastico all'insegna del cambiamento. E dell'ottimismo. Per molti ci sono state grandi novità, che hanno rivoluzionato l'organizzazione familiare. Alcuni altri, non raggiunti dal fondamentale servizio di Alert System, si sono presentati il 14 settembre davanti ai cancelli, trovandoli chiusi; ma il disagio poco conta in un pease dove le cose non finiscono mai di stupire.

A giochi fatti, oltre allo sgomento e allo sconcerto dinanzi a un'avventura partita male, alunni e genitori si troveranno di fronte ad alcune importanti novità, che di molto cambieranno la percezione di che cosa significhi condividere un ambiente pubblico. Dall'impossibilità di muoversi dal cancello alle aule senza accompagnatore, per il rischio di cadere e sbucciarsi le ginocchia, al divieto assoluto di lavare i denti, per cause ancora misteriose ai più attenti analisti, al pericolo insito nel toccare una palla, abbiamo anche rischiato di perdere l'ora d'aria all'aperto, gioia di tutti i bambini (e delle maestre!): ci siamo piano piano adeguati, pur non comprendendo come tutto ciò possa rendere lo sviluppo del bambino migliore. 
Oltre a queste buone pratiche, circolano da qualche giorno, fuori dei cancelli delle scuole, incredibili leggende metropolitane, secondo le quali non sarebbe più possibile trascinare i trolley, per non intrupparsi, non sarebbe più possibile consumare la frutta fresca gentilmente sbucciata a tagliata dalle maestre, perché ci si potrebbe contaminare - abbandonando una delle poche iniziative di buon senso che la scuola a tempo pieno aveva consolidato -, non sarebbe possibile aprire le finestre, far assaggiare la merenda ai compagni, fare la pipì nella prima ora di lezione, portarsi una bottiglietta d'acqua. Tutto ciò metterebbe in ombra i tradizionali divieti che hanno sempre favorito la crescita morale e sociale del bambino: non disturbare durante la lezione, non maltrattare i compagni, non prendere in giro chi è apparentemente “diverso”; e poi condividere, aiutare, avere inizitiva. Insomma, divieti e stimoli nati per la vita di comunità e magari anche per incrementare la capacità critica.

Ma non guardiamo alle ingombranti eredità del passato. Gettiamo un occhio invece alle altre nuove interessanti soprese, che potrebbero attendere gli studenti, per incamminarli sulla strada giusta nel loro percorso di formazione della personalità, progetto su cui la scuola primaria ha avuto effettivamente momenti di straordinaria avanguardia.

Divieto assoluto di sfilarsi il pullover durante l'orario scolastico.
Chi non è mai rimasto impigliato, spogliandosi, per lunghissimi minuti, nelle maniche del pullover, rischiando il soffocamento? Per questo motivo, dato che i bambini sono notoriamente incapaci di decidere che cosa li faccia stare meglio, non potranno spogliarsi. Poco importa se gli sbalzi climatici, tipici delle mezze stagioni, che portano le temperature dai 9 gradi mattutini ai 25 del dopo pranzo, li stordiranno di caldo.

Divieto assoluto di utilizzare le posate durante la mensa.
Chi non ha mai avuto, almeno una volta nella vita, la spiacevole esperienza di tagliarsi un dito con un coltello? Per tale motivo, durante la mensa, i bambini, data anche la loro progressiva perdita di abilità manuali, consumeranno il pasto a mani nude, previa igienizzazione delle mani in un'autoclave, generosamente donata dall'associazione dei “primitivisti fondamentalisti”. Prima e dopo i pasti.

Divieto assoluto di indossare pantaloni con la zip.
Chi non ha mai provato lo spiacevole imprevisto, procurato dal pizzicare il proprio slip (e non solo quello, per i maschietti) nella cerniera del blue jeans? Per evitare che questo possa accadere ai nostri bambini notoriamente frettolosi e distratti, interrompendo il lieto andamento delle lezioni, sarà vietato l'utilizzo di qualsiasi pantalone dotato di cerniera. Per par condicio, sia ai maschi sia alle femminucce.



Divieto assoluto di indossare tacchi a spillo.

Chi non ha mai subito il grave calpestamento del piede con un colpo di tacco ben asssestato, e per giunta munito di stiletto? Per evitare che qualcuno dei nostri poveri bambini sia messo nelle condizioni di poter subire tale aggressione, è fatto divieto a tutte le insegnanti indossare tacchi con punta a spillo. Il divieto è ben segnalato, sebbene nessuno abbia mai visto le maestre camminare su trampoli da indossatrice. Ma pare giusto ricordare a tutti i pericoli e le insidie nascoste in ogni momento della vita quotidiana, per incoraggiare la paranoica tendenza al catastrofismo che aiuterebbe a crescere sani ed equilibrati.



Divieto assoluto di salire e di scendere le scale.

Chi non ha mai avuto la sgradevole esperienza di scivolare su un gradino di una scalinata, anche senza che questa sia necessariamente rivestita di uno strato di ghiaccio? Da oggi non è più possibile salire e scende i gradini delle scuole di Alpignano. Non potendo demolire in tempo reale i piani superiori dei plessi, né estendere le aule in tendopoli nei giardini, gli alunni saranno accompagnati a due a due dal personale di servizio con l'ascensore. Poco importa se i tempi di smaltimento delle code siano confrontabili con i tempi di attesa per il padiglione expo del Giappone.



Divieto assoluto di temperare le matite.

A chi non è mai capitato di pungersi un dito con la matita perfettamente acuminata? Pensate che cosa potrebbe mai succedere se un bambino, brandendo maldestramente l'arnese, offendesse un compagno procurandogli un danno oculare... pertanto chiunque arriverà a scuola con le matite temperate verrà fatto inginocchiare nell'angolo sui ceci, indossando il noto copricapo con le orecchie d'asino, rievocando provvedimenti dei vecchi tempi, che pare non siano vietati da nessuna norma vigente.

martedì 15 settembre 2015

AUDENTES FORTUNA IUVAT

  
Gli intervenuti, a partire da sinistra: Antonio M., Francesco T., Gino C., Rosario C., Maurizio M., Massimiliano P., Fabrizio D., Tamara D., Tiziana G., Raffaella B., Roberto S., Marina M., Francesco P., Maria Luigia D., Andrea O., Peo B., Gianni B., Roberto C

Si è svolta il 12 settembre 2015 la prima convention di Alpignano SiCura, organizzata per chiudere un ciclo del nostro lavoro, e aprirne un altro: quelle della novità, delle scelte per il futuro, di una nuova visione dei rapporti tra cittadini e amministatori.
Abbiamo trascorso 4 anni lavorando sodo per fare una buona opposizione, perché sappiamo che una sana democrazia funziona se c'è una buona opposizione e una corretta informazione.
Noi abbiamo mai smesso di lavorare per questa città un solo giorno e, nell'ombra delle nostre importanti azioni, e nel quasi totale silenzio dei media, non abbiamo mai smesso di sognare una città possibile. Solo questo ci ha permesso di andare avanti uniti, fino a oggi.
Sono passati 4 anni e mezzo dall'apertura di questo blog, abbiamo raccontato la storia di oltre 4 anni di amministrazione, i fallimenti e le disfatte, che si può ripercorrere nei 200 post che precedono questo.
Tuttavia è da un po' che registriamo intorno a noi un gran fermento, all'insegna di una precoce campagna elettorale, e dobbiamo adeguarci, per non essere scavalcati. Cogliamo soprattutto un grandissima tensione rispetto alle scelte che noi faremo come gruppo, segno che siamo considerati una forza politica temibile. Noi vorremmo illuderci che gli altri ci ritengano interessanti perché siamo bravi. Sappiamo che ai partiti interessano soltanto i numeri.

Di noi si diceva che avremmo racimolato pochi voti, che eravamo un fuoco di paglia, e invece siamo ancora qui, i fondatori al completo e i nuovi arrivati, e quelli che siamo sicuri che continueranno ad arrivare, e abbiamo ancora lo stesso obiettivo: cambiare questa città.
Obiettivo molto ambizioso; ma non possono essercene altri.
Chiaramente ci rendiamo conto della complessità e della prospettiva di questo sogno, ma è necessario che iniziamo a sognare tutti insieme, per evitare che questa città continui a subire lo sgomento di scelte a casaccio e di politiche determinate dalla logica del voto.
Per essere pronti, abbiamo fatto già le nostre scelte: il candidato sindaco, la squadra, il modello gestionale, le strategie, le tematiche fondamentali. Con in più una importante convizione: che se vogliamo un sostanziale cambiamento non possiamo scendere a patti con nessuno.
Bisogna smettere di depredare il paese continuando una gestione delle risorse pubbliche senza obiettivi. Si fanno le opere ma non si sa bene per cosa. Si tamponano le necessità senza un'adeguata pianificazione. Ed è sotto gli occhi di tutti che la città non reggerà altri shock.
Da cittadini, che vivono la loro città e ne conoscono la storia, conosciamo anche le sue potenzialità. Ci è chiaro come vogliamo che sia di questa città tra 5, 10 anni e soprattutto ci è chiaro che abbiamo un dovere fondamentale: tracciare un strada, e fare in modo che siano poi tutti obbligati a seguirla, perché così vogliono i cittadini.

Le risorse sono poche ed è necessario un progetto, per come spenderle. Un progetto di lunga durata. E in questo progetto dovranno essere fatte delle scelte. La politica fa fatica a fare le scelte, perché ci sarà sempre qualcuno che non è contento. E siccome la politica oggi è fragile, non sa prendere decisioni radicali, perché non vuole perdere il consenso.
Noi viviamo qui, usciamo nelle strade di questo paese, proviamo a tessere relazioni, ma sentiamo che manca qualcosa: manca il piacere di vivere questa città fino in fondo. Non ci riescono i bambini, i ragazzi, i lavoratori, gli anziani. Tutti incontrano i loro limiti, che questo paese impone a causa di un declino che la rassegnazione sta portando a considerare irreversibile. Ma non è così.
Perché mentre gli altri non sanno fare altro che la conta dei voti - l'unica strategia elettorale che sia possibile fare alle lontane segreterie di partito -, noi, che invece siamo una lista civica con il termometro in mano, possiamo misurare direttamente la febbre della città, e i suoi malanni, e conoscerne la cura. Perché Alpignano SI CURA.

C'è molto lavoro da fare, ma si può fare. È successo in altri paesi, può succedere anche da noi. È sufficiente avere il coraggio di cambiare, e saper guardare alle esperienze positive.
Per un progetto di cambiamento di lunga durata, è necessario fare delle scelte e per farlo ci vuole CORAGGIO. Soprattutto ci vuole il coraggio di spiegare che cosa si sta facendo e perché. Sempre. Le porte dell'amministrazione devono essere aperte.
Ci vuole un impegno a tempo pieno.
Da oggi parte una fase molto bella per noi, e una grande opportunità per il paese, a cui offriamo il nostro progetto e la possibilità di farne parte; porremo la nostra attenzione con un rinnovato spirito di squadra, che si stringerà intorno al suo candidato sindaco, iniziando questo percorso per la creazione e lo sviluppo di un programma pensato per piccole azioni concatenate.

Il coraggio lo dobbiamo avere tutti insieme: o si cambia tutto o nulla cambierà mai in questo paese.

domenica 6 settembre 2015

I BAMBINI NON VOTANO


Peccato che i bambini non votino... perché se potessero votare, dopo che qualcuno gli dirà che la loro scuola non c'è più, o che magari al mattino non potranno più andare a scuola insieme alla mamma o al fratellino, oppure che nell'intervallo in giardino non vedranno più il loro amichetto del cortile con cui giocano tutta l'estate, oppure che forse non riusciranno più a frequentare quel corso di danza perché per uscire da scuola non ci metteranno più 5 minuti ma 30, darebbero il loro voto al loro attuale Sindaco?
Ma i bambini non votano, e quindi, qualcuno penserà, tutti questi problemi "li aiuteranno a crescere"!!!
E così mentre le scuole dei paesi progrediti si interrogano su come innovare le metodologie didattiche, e costruiscono scuole-modello - noi non possiamo far altro che sottometterci alla legge delle priorità, che nel nostro caso è la sicurezza. Perché è ovvio che nessuno, in questo, si preoccuperà della qualità della vita degli studenti, se quello che rischiano è la loro incolumità o la salute.
Ma in una società evoluta, certe cose dovrebbero essere date per scontate.
Dietro questo apparente senso di responsabilità si cela invece la cronica incapacità di fare programmazione, la scarsa lungimiranza delle politiche di finanziamento e, molto più subdolamente, alcuni disegni politici che possono essere imperscrutabili. Con il clima di sospetto che caratterizza ormai il rapporto tra cittadini e amministratori, dietro ogni scelta controversa qualcuno grida al complotto.

Facebook, il termometro sociale che misura il calore "dei pensieri della pancia" delle persone, ha registrato un altissimo livello di partecipazione, ma siccome non siamo tutti uguali è stato chiaro sin dall'inizio che per le famiglie le priorità non erano le stesse: il range non può che andare da chi intende preservare proprio piccolo orticello a chi invece si è apertamente schierato per conoscere la verità e avere giustizia, per tutti. Sono questi ultimi che hanno permesso che un evento così devastante per una comunità, come la chiusura di una scuola, diventesse elemento aggregativo e magari, per qualcuno, ispiratore dell'idea che si possono affrontare i problemi solo giocando in prima persona.

I genitori hanno chiesto, tramite i consiglieri di opposizione un consiglio comunale aperto, il 3 luglio scorso: a tutt'oggi non è ancora stata nemmeno data risposta.
Gli unici commenti positivi sulla vicenda, rivolti a sindaco e giunta, sono quelli che si fanno da soi, lì dove non c'è contraddittorio: ovveri sui giornali locali.
Ma la storia, ai molti genitori che hanno animato il luglio cittadino, è nota.
Va ricostruitio invece quanto accaduto ad agosto, che, come si sa, porta la gente in vacanza. E quando si torna è proprio difficile riprendere il filo.
Il 4 agosto, in seguito a un esposto dei genitori alla Procura della Repubblica, lo Spresal (Servizio Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro) effettua un sopralluogo nella scuola Gramsci, chiusa a causa di ragioni che di volta in volta sono state adattate, e nelle due scuole dove è previsto che vengano trasferiti i bambini.
Il sopralluogo in realtà mette in luce problemi ben più gravi nelle scuole in cui sarebbero dovuti essere trasferiti tutti gli alunni della Gramsci, ovvero Matteotti e Turati. Le scuole infatti sono attualmente inagibili, e occorre svolgere alcuni lavori della massima urgenza. Lo determina il verbale dell'Asl, del 14 agosto.
Per capire che cosa ha fatto l'amministrazione in seguito a questo verbale, si possono leggere le determine 335 e 336, pubblicate sul sito del comune.
E non è finita qui: ne sanno qualcosa le Associazioni che svolgono le attività nelle palestre, che quasi certamente dovranno traslocare altrove, magari nelle scuole di altri comuni.

Ci chiediamo: se i genitori non avessero fatto l'esposto, il comune avrebbe stipato i bambini in scuole non a norma, e nessuno avrebbe saputo a quali rischi sarebbero stati inconsapevolmente soggetti.
I genitori hanno fatto benissimo a far valere i loro diritti, nonostante questo stia creando dei diasagi: sta di fatto che la scuola elementare, ad Alpignano, quasi certamente non aprirà il il 14.
Chi pensa di liberarsi dai pargoli per quella data dovrà pensare a una soluzione aternativa, perché anche se il Comune ha messo a disposizione il pulmino gratis, non ci si aspetti che possa inviare un insegnante a domicilio per ogni alunno.

Ma forse, magari, se i bimbi non dovessero più tornare a scuola, forse sì che lo voterebbero questo sindaco!!!

E adesso le belle iniziative:
il progetto "zainetto leggero"

giovedì 13 agosto 2015

BUONE VACANZE ALPIGNANO


Buongiorno alpignanesi,
rimandiamo tutti gli aggiornamenti a settembre, poiché ora è giusto concederci qualche giorno per mettere da parte la nostra rabbia e la nostra indignazione per tutte le ultime vicende. Vi faremo sapere come vanno a finire.
Preparatevi per un autunno intenso: ci sarà bisogno dell'aiuto di tutti, perché, come noi scriviamo sul nostro primo manifesto, "occuparsi di politica è importante", se non necessario. Soprattutto se praticata fuori dai partiti, che da anni hanno ormai ridotto la politica, nell'immaginario collettivo, a un circolo d'affari - non sempre pulitissimi -. E così se ne è persa la sua essenza. 
Anche i bambini sanno che allontanare i cittadini dalla politica è un preciso obiettivo dei "cerchi magici", che possono proliferare quando i cittadini non vigilano attivamente, non si informano dalle fonti e vivono di sentito dire, pregiudizi e complottismi.
Noi non la intendiamo così, la politica, e ve lo possiamo dimostrare. Seguiteci...

Arrivederci a settembre.

sabato 1 agosto 2015

MESSI PEGGIO

servizio sulla chiusura scuola Gramsci, andato in onda il 24 luglio 2015 sul TG3
Stiamo per festeggiare, domani, un nuovo compleanno dell'era della mobilità alpignanese: sono passati esattamente due anni da quando ci è stato sottratto con un atto di forza l'unico attraversamento agevolato della ferrovia, il passaggio a livello su via Verdi. Doveva già essere pronto, per quella data, il sottopasso a norma di via Pietre. I lavori sono purtroppo, ancora oggi, da finire. E si tratta appena della sistemazione di un sottopasso, un lavoro non particolarmente ardito, trattandosi di una semplice ristrutturazione.

Quello del Movicentro, di sottopasso, deve invece ancora essere completamente scavato. Però intanto paghiamo alle Ferrovie un canone di passaggio di 4.026 euro all'anno (delibera 504/2014) oltre a 9.900 euro per la cauzione e altri 3.660 di istruttoria per la convenzione. Tutto questo per non avere ancora un attraversamento, che sulla carta sarebbe già dovuto iniziare da un pezzo.

La settimana scorsa abbiamo presentato un caso particolare del lassismo con cui si sono portate avanti le scelte senza metterle in discussione: così è avvenuto anche per gli 8 milioni di euro dati alla Sodexo senza gara, solo per semplificarsi la vita, oppure il riscaldamento acceso negli edifici vuoti, come Palasport, e fino a poco tempo fa anche al Movicentro, per non fare andare in malora le strutture e gli impianti, 30.000 euro spesi per recintare la ex scuola Borello, per non essersi presi la briga di studiare una sistemazione alternativa, magari sfruttando anche qualche bando per la rimozione dell'amianto -, e poi 90.000 euro per una fontana che si staglia sul meno aulico dei fondali, il rilevato ferroviario; costi crescenti per la gestione degli edifici pubblici che, tra riscaldamento, corrente, spese telefoniche e acqua hanno sempre avuto andamento crescente. Solo per fare qualche esempio.

Dopo aver separato la città in due, drasticamente, con una cesura netta tra borgo Talle e resto della città, e aver prodotto una forte diseguaglianza tra chi ha i mezzi per muoversi con le proprie gambe e chi invece ha dei problemi di mobilità, di qualsiasi tipo, fosse anche un passeggino per bambini, ora la città è nuovamente spaccata: da un lato le famiglie con bambini in fascia di scuola primaria, e il resto della città che il problema scuola lo ha superato con sollievo.

Mettendo in atto il più grande tradimento al proprio programma di mandato, peraltro non svolto in nessuno dei punti illustrati quel lontano 16 giugno 2011 - nemmeno il wi-fi è andato in porto – la giunta ha stabilito che la scuola Gramsci non dovesse più esistere, senza preoccuparsi delle conseguenze per quelle famiglie caposaldo del discorso di insediamento:

“Noi abbiamo posto [...] come punto focale del nostro programma un progetto. Un progetto che parte dalla qualità delle scelte per arrivare al miglioramento della qualità della vita di tutti voi cittadini. Questo è il punto fondamentale […]. Al centro di tutto ci sta la famiglia. La famiglia è importantissima! Le politiche della famiglia devono essere il perno di ogni società civile”.

Poi il sindaco tocca tutta una serie di punti, fino a citare esplicitamente la scuola: “scuola vuol dire mensa, trasporto scolastico, vuol dire qualità delle strutture delle scuole, vuol dire rapporto col comitato genitori, vuol dire tutto questo e tutto questo deve essere potenziato. Dobbiamo coinvolgere tutti! Tutti! Tutti quelli che siedono qua, per far si che la nostra scuola migliori continuamente e dia un servizio qualitativamente alto alle famiglie e alla città di Alpignano”.

È andata così?

Andatelo al leggere, questo documento: è la delibera di consiglio n° 9 del 2011.

Non c'è nulla che si sia avverato.

La scuola chiusa è l'ennesima beffa di un'amministrazione che si scopre sempre più inadatta a gestire questioni politiche di qualsiasi tipo e sostituisce al dialogo, tanto sbandierato, il colpo di mano. E ipocritamente sempre sulla soglia delle ferie estive. Perché questo è: noi possiamo e facciamo quello che ci pare.

L'incapacità a gestire un problema, magari non particolarmente grande, che ha portato a chiudere una scuola all'improvviso, è la stessa che abbiamo conosciuto nelle vicissitudini, ancora non risolte, della questione Rfi, per cui ancora oggi non comprendiamo quali siano i vantaggi per la città di aver rinunciato ai primi accordi con Rfi.

Che cosa resterà, di memorabile, di questa giunta, che avrà anche l'onore, come dice il capogruppo di Alpignano Democratica, di essere stabile dopo 25 anni di commissariamenti, ma ha sancito con la propria intraprendenza alcune delle situazioni più drammatiche che Alpignano potesse vivere, dopo la chiusura dei principali stabilimenti produttivi, che qui hanno portato il benessere la cui coda lunga ancora oggi fa comunque di Alpignano una città tutto sommato benestante.

Nella stessa settimana in cui scoppia lo “scandalo Gramsci” il sindaco annuncia la sua candidatura”: come sarà stata accolta dai cittadini? Vorremmo tanto saperlo.

«Negli ultimi 25 anni Alpignano non ha mai avuto una tranquillità politica e amministrativa - ricorda il capogruppo di Alpignano Democratica, Gabriele Pinsoglio - sono caduti due sindaci in sette anni, ed un altro è prematuramente scomparso. Da Ronco ha invece saputo guidare per quattro anni la sua giunta e non perdere mai pezzi». Ma per fortuna questo non è detto. Noi confidiamo che sia proprio quella stessa maggioranza, che è l'unica stampella che consente al sindaco e alla sua giunta di continuare a fare danni senza nessuna resistenza, di continuare a portare avanti questo percorso di consapevolezza, che si governa solo se le scelte sono quelle più giuste per la città.

La città e la qualità della vita di tutti noi che questa citta vorremmo “viverla” sono inequivocabilmente peggiorate.

Non ce lo meritiamo.

E ora il link utile, se volete vedere il servizio completo del telegiornale regionale:
servizio al TG3 sulla scuola Gramsci

giovedì 23 luglio 2015

DOVE SI TROVANO I SOLDI



Da quando si sono insediati i nostri amministratori, che evidentemente cadevano dalle nuvole non avendo mai messo piede in comune prima d’allora, ripetono senza nessuna tema di smentita che loro faranno questo questo e quest’altro; ma ogni volta che poi si chiede conto del perché non abbiano fatto questo questo e quest’altro la giustificazione è sempre la stessa: non ci sono i soldi.
Noi aggiungiamo: e quando ci sono se li fanno scappare. Il caso dei 2.400.000 di euro persi, da parte delle ferrovie, è il caso più eclatante. Ma non è finita qui: ovviamente tutti di bandi di finanziamento mancati, dalle energie alternative (guarda il caso del rifacimento dei tetti dell’asilo Rodari e dei campi sportivi senza nemmeno un pannello solare), i numerosi bandi regionali per il commercio e il clamoroso caso della scuola Gramsci, per cui non si sono sprecati a chiedere un soldo. Tanto si sa, lo dice un atto pubblico quale il preliminare del Piano regolatore in corso di approvazione, nei piani dell’amministrazione quella scuola era destinata a sparire, per essere sostituita – il caso volendo - da un più avveniristico edificio. Tipo Palasport, per intenderci.
Comunque i soldi, è vero, non ci sono, perché ci sono stati i tagli dei trasferimenti e i comuni devono trovare il modo per integrare i comodi e indolori finanziamenti, ottenuti senza sacrifici, facendosi venire delle idee e amministrando il pubblico patrimonio con la stessa oculatezza con cui amministrano le finanze di casa propria.
Uno dei questi modi potrebbe essere, tanto per cominciare, andare ad analizzare come sono strutturate le grandi fonti di uscita, e comprenderne i meccanismi di rendicontazione.
Nel nostro bilancio le voci più consistenti sono due: il personale e i rifiuti.
La questione del personale è assai complessa e deve essere oggetto di un altro genere di riflessioni, ma sui rifiuti si possono iniziare a condividere le nostre analisi, che sono state espresse con molta precisione nell’ultimo consiglio comunale del 16 luglio scorso (vi invitiamo pertanto a vedere le riprese, su http://www.comune.alpignano.to.it/Home/Menu?IDDettaglioPagina=45889).
Il Comune di Alpignano, per la raccolta rifiuti, spende ogni anno una cifra assai consistente, pari a circa due milioni e mezzo di euro. Un costo rilevante, per una comunità come la nostra, che ha un bilancio complessivo di circa 16-17 milioni di euro.
All’interno del bilancio del Cidiu (l’ente che gestisce il servizio) però troviamo alcuni dati che ci fanno capire che, da anni, nessuno va a vedere che succede. Andiamo a fare qualche esempio: abbiamo scoperto che da otto anni il comune di Alpignano paga indebitamente un canone istat del 3,2%; ce ne siamo accorti e abbiamo chiesto conto al comune in diverse occasioni. Anche perché questa piccola svista ha fatto sì che si accumulasse la straordinaria cifra di € 335.726,00, che probabilmente il comune di Alpignano non avrebbe mai recuperato se non ci fossimo accorti di questo piccolo ma significativo dettaglio all’interno del Disciplinare che regola i rapporti tra noi e il Cidiu.
Abbiamo anche scoperto che nel 2012, per un errore materiale, abbiamo pagato le spese generali al 12%, anziché al 10%. Un piccolo numerino, che ha significato per noi un maggior esborso di 25.000 euro. Mai chiesti indietro, forse perché anche di questo nessuno, prima di noi, se ne è accorto.
Altra chicca: sapete che siamo il comune che in assoluto paga di più il recupero dei rifiuti ingombranti? Circa 2,42 euro pro-capite, contro 1,62 euro di Rivoli, 1,71 di Collegno, 1,63 di Grugliasco, 0,75 di Pianezza, 0,39 di Venaria. Ma non perché passino più spesso, anzi. Con meno passaggi.
Se ci adeguassimo anche solo al canone di Rivoli risparmieremmo 13.000 euro all’anno.
Inoltre abbiamo anche un problema con il personale dell’Ecocentro. Siete mai stati all’ecocentro? Lì possono essere impiegati addetti che prendono una paga oraria che varia dai 15,92 euro dei II livelli ai 24,13 euro dei IV livelli. I nostri impiegati sono tutti di IV livello. Se usassimo anche noi le II fasce risparmieremmo circa 15.000 euro all’anno.
Avete provato a fare una somma?
Perché le cose vanno così?
Perché mai nessuno è andato ad analizzare queste cose? Eppure il Sindaco è anche assessore alle finanze, un esperto in materia, alcuni dati ci dovrebbero “parlare”. Certi costi esorbitanti andrebbero analizzati, almeno quando si insedia una nuova giunta.
Se questo criterio analitico fosse adottato per tutti i servizi potremmo stare tranquilli che forse il Comune di Alpignano tanti dei suoi problemi li risolverebbe, a cominciare dalle piccole cose.
Un’attenta politica di razionalizzazione in materia di energia, l’analisi dei servizi, e qualche investimento in più grazie ai numerosi bandi permetterebbero a questo comune di risollevarsi, affinché non venga mai più in mente a nessuno di chiudere una scuola perché “non ci stanno soldi”.
Noi, questo lavoro, lo stiamo facendo.

venerdì 17 luglio 2015

STIAMO ADDIVENENDO...

(dalla diretta streaming del consiglio comunale di stanotte)
Dopo il ritornello dello "stiamo valutando", adesso siamo a quello dello "stiamo addivenendo" ... questa può essere considerata la sintesi di ogni consiglio Comunale, nel quale non si riesce ad avere una risposta che chiuda il dibattito (quello che loro sempre liquidano come "polemiche", per privare di validità tutte le giuste osservazioni del caso).
In particolare stavolta avremmo voluto proprio saperne di più, e una volta per tutte, sulle ragioni della chiusura della Gramsci e su quanto questo abbia ricadute, in termini economici, sulle pubbliche finanze. Siamo nella più alta sede ufficiale di un'amministrazione locale, ovvero il Consiglio Comunale, e qui non si scherza. Sono tutti atti e procedimenti pubblici.
Per una volta volevamo sentire le parole di un Sindaco davvero dispiaciuto di averci mandati tutti in crisi, che si sarebbe scusato con i cittadini, per averli destabilizzati con una sequenza di notizie non attendibili, dando stasera finalmente prova della propria personaità politica e che dire, magari della propria sensibilità
Invece, come sempre capita da quando sediamo un questo consiglio, le risposte ai nostri questiti son sempre lì lì ad arrivare, quasi come se per straordinaria coincidenza, anticipiamo - sempre di poco - una cosa che sta andando in porto in modo fluido e naturale grazie alle lungimiranti doti amministrative dei nostri "governanti". E allora dobbiamo aspettare ancora e accontentarci di quanto segue.

In pratica dalla risposta del Sindaco alla interrogazione portata in Consiglio Comunale (quella pubblicata sul post della scorsa settimana) emerge che la scuola Gramsci, essendo del 1971, è accusata di vetustà e quindi costa troppo tenerla in vita. Per cui va chiusa.
Quante dimore ed edifici pubbici sono in queste condizioni?
Che le tecniche costruttive utilizzate per la Gramsci fossero superate si sa almeno da 20 anni: la gestazione di una tale decisione è stata molto lunga, ma le cose sono avvenute all'improvviso, come se in gioco ci fosse la pubblica incolumità. Ma sappiamo ora che non è così. La scuola non crolla, ma bisogna chiuderla provvisoriamente. il Sindaco dice per fare i sopralluoghi, ma in realtà sta dicendo ancora una cosa diversa: che il passo indietro, rispetto alla chiusura definitiva, è stata fatta per SALVAGUARDARE I POSTI DI LAVORO. Si sono infatti mobilitati i sindacati e solo a quel punto si è cominciato a ragionare? Possibile? Questo è stato detto dal Sindaco in persona


Ancora una volta nella scuola pubblica, forse come retaggio di decenni passati in cui la scuola pubblica - come ogni ente pubblico - ha sopperito a una mancanza cronica di politiche del lavoro, gli allievi - i diritti dei bambini, dei cittadini, il diritto all'educazione a all'istruzione - vengono dopo. 
Non è la mancanza di sicurezza, non l'amianto, né la razionalizzazine, non c'è il disagio logistico, niente di tutto ciò: sono i posti di lavoro. Non ci aspettavamo questa, come giustificazione della retromarcia. Ma sono le parole del Sindaco. Guardate le riprese video per credere.

Dobbiamo notare, in questa circostanza, l'assenza di una voce autorevole nel merito, quella dell'Assossore più titolato ad affrontare la questione: quello all'istruzione.

Il risvolto drammatico, tuttavia, per gli alpignanesi, è che a settembre, alla scuola Matteotti, arriveranno 7 classi in più
Tenendo conto che ora sono 10, provate a immaginare l'impatto.
Già ora i bimbi fanno due turni per mangiare, non ci sono abbastanza parcheggi per tutti (nemmeno per i docenti), il pulmino arriva facendosi largo tra i genitori in sosta davanti al cancello; ma ricordiamo che l'uscita dei bambini avviene CONSEGNANDOLI UNO PER UNO: per recuperarli ci vorrà almeno mezz'ora. 
Allora bisogna intervenire anche su questo, almeno scaglionare le uscite, oppure dividerle e recuperare anche il retro, far arrivare il pulmino a un ingresso secondario, perché se no ci sarà un macello che non sarà sufficiente aver cambiato i turni ai vigili, come annunciato dal Sindaco (peratro solo per la Turati).
E tutti i bimbi che alle 17 sono attesi alle consuete lezioni pomeridiane, forse dovranno dirvi addio.

P.s. quando farete i conti per capire quanti quattrini tutto ciò costerà, per favore aggiungete per tutti una bella merenda!!!

E IL PULMINO DEVE ESSERE GRATIS PER TUTTI