Visualizzazione post con etichetta piano regolatore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta piano regolatore. Mostra tutti i post

sabato 15 febbraio 2020

In risposta alla petizione dell'arch. Bontà





Sta circolando da qualche giorno questa lettera, che diffonde pesanti insinuazioni sull’attività del Consiglio comunale, che ha approvato in seduta del 26 marzo 2019 (delibera n. 16) il progetto di variante generale del piano regolatore, lo strumento che detta le regole per la crescita urbana e che stabilisce i parametri normativi scaturiti dalle scelte politiche sulla visione di città. Quelle stesse scelte politiche che hanno inciso sulla conservazione del territorio agricolo e libero a favore di una maggiore densificazione urbana, principi che erano stati ampiamente illustrati già a partire dalla campagna elettorale e che quindi erano a conoscenza dei cittadini e degli operatori. Così come – questa lettera - sembra mettere in discussione l’attività della Regione Piemonte, che ha emanato la leggere regionale n. 16 del 2018, cosiddetta “sulla rigenerazione urbana”, che ha permesso - sempre al Consiglio comunale, nella seduta del 17 settembre 2019 (delibera n. 47) - di esprimere parere positivo sulla proposta progettuale della nuova costruzione citata nella lettera e conferendo mandato all’ufficio tecnico di procedere con il rilascio del permesso di costruire.
I suddetti passaggi sono peraltro già stati illustrati ampiamente al sig. Bontà da parte dell’ufficio tecnico, altro soggetto coinvolto, che sta attualmente istruendo la pratica per la concessione edilizia dell’immobile a cui il consiglio comunale ha legittimamente concesso la premialità avendo rispettato tutti i parametri richiesti dalla legge regionale.
Quindi anche l’ufficio tecnico comunale, l’urbanista e tutto il gruppo politico, insieme al consiglio comunale e alla regione, avrebbero tutti insieme concordato una misura speculativa per favorire interessi privati? Si sta affermando questo esattamente? Oppure abbiamo capito male?
p.s. se l’estensore come afferma desidera inviare un “ricorso alla Regione Piemonte”, il consiglio è di correggere “ad ok” con “ad hoc”. È un’espressione latina, non anglosassone

venerdì 7 febbraio 2020

PEBA e PRGC: due nostri regali per lo sviluppo della città

Foto da Luna Nuova di oggi
ABBATTIMENTO BARRIERE ARCHITETTONICHE. Si sono conclusi in questi giorni i lavori per la realizzazione del primo lotto del Piano per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) lungo l'asse di via Garibaldi. Proprio oggi Luna Nuova ha pubblicato la testimonianza di una famiglia con una figlia disabile e di come la realizzazione di progetti come questo sia fondamentale per rendere più semplice la quotidianità di chi convive con una disabilità. 
La realizzazione del PEBA è certamente un'eredità positiva della nostra amministrazione. La sua realizzazione è stata resa possibile grazie all'ex assessore al welfare Gianni Brignolo, il quale più volte ebbe a dire come "la disabilità non è un problema lontano, ma ci riguarda tutti, in quanto tutti durante le nostre vite vi possiamo venire a contatto anche in prima persona". Brignolo è stato promotore durante il nostro mandato della realizzazione della Consulta delle Disabilità, la quale ha collaborato con gli uffici comunali per la stesura di un piano del PEBA che rispondesse alle reali esigenze dei nostri concittadini con problemi di mobilità.
Alla consulta e agli uffici comunali va dunque il nostro GRAZIE, ma anche ai consiglieri comunali, che hanno approvato il finanziamento per quest'opera a lungo attesa.

PIANO REGOLATORE. È sempre di questi giorni la notizia della pubblicazione definitiva del nostro nuovo piano regolatore, che ha superato anche l'ultimo scoglio in Giunta Regionale: "Dopo un lunghissimo lavoro di risistemazione del progetto ereditato dall’amministrazione precedente, durato due anni e mezzo, finalmente la Variante generale del piano regolatore di Alpignano ha avuto l’ok dalla Regione Piemonte", spiega l'ex assessore all'urbanistica Tamara Del Bel Belluz, in un post su Facebook.
Questo pesante lavoro di revisione, dovuto alle 64 pagine di osservazioni ricevute dalla regione, ha rimesso a posto le norme e reso congruente il piano con i suoi principi, sia rispetto al recupero del centro storico, per il quale mancavano gli strumenti operativi tecnici per gestire la perequazione urbanistica, sia rispetto al contenimento di uso del suolo, andando a operare scelte realmente strutturali e non solo di principio, nelle zone da salvaguardare: il Colgiansesco, la scuola Gramsci, il confine est a ridosso della mancata bretella Rfi, e altri piccoli contesti locali e di usi impropri. Tutto questo senza interferire con il potenziale sviluppo dell’area industriale e delle zone commerciali, che sono state invece oggetto di accurata integrazione di funzioni, per migliorarne la stratificazione e l’offerta.
I ringraziamenti dell'ex assessore vanno all’architetto Paola Bisio, della Regione, con la quale si sono svolti lunghi ma fondamentali confronti in Regione, all’architetto Maria Sorbo, apprezzatissima urbanista che ci ha permesso di risolvere rapidamente tutte le “magagne” ereditate, e all’architetto Franco Titonel, che ha individuato tutti gli ulteriori punti deboli, insieme all’ing. Cristina Baima; insieme hanno fatto del loro meglio per lavorare in questo periodo di regime di salvaguardia per non bloccare totalmente l’edilizia. "A loro il mio più sincero e dovuto ringraziamento, per il lavoro svolto e per l’attenzione con cui si sono dedicati a risolvere i problemi di questo fondamentale strumento per la città".
Ai ringraziamenti si uniscono gli auguri di buon lavoro a tutti gli operatori che si troveranno ora a progettare sul nostro territorio così come alle future amministrazioni, a partire da quella che sarà eletta a maggio, che troverà uno strumento adeguato per progettare il futuro sviluppo del paese.

mercoledì 27 marzo 2019

In Consiglio le osservazioni dei cittadini al Piano Regolatore

Sono pervenute 31 osservazioni: 15 sono state accolte in toto o parzialmente, 8 respinte e 8 sono state giudicate non ammissibili (nella foto: una slide della presentazione dello studio Sorbo in Consiglio Comunale)

Si è svolto il 26 marzo il Consiglio Comunale conclusivo del lungo iter di approvazione della variante generale del Piano regolatore di Alpignano, che aveva visto il suo primo esordio nel lontano 2003. A più riprese da allora si era tentato di portarlo a termine, prima con l’amministrazione Andreotti, che aveva rinnovato l’incarico fiduciario agli urbanisti nel 2009 e poi a Da Ronco, che ne aveva adottato il progetto definitivo il 10 dicembre 2015, senza però riuscire a vederlo approvato.
Dopo quella data, il piano regolatore viene inviato definitivamente alla Regione Piemonte, che è l’organo che approva i piani regolatori comunali, il 29 aprile 2016, poco prima del cambio di amministrazione.
Il nuovo assessore all’urbanistica, Tamara Del Bel Belluz, ne eredita quindi il complesso e oneroso procedimento burocratico, rallentato peraltro dal fatto che l’amministrazione Da Ronco scelse quella che ormai in regione viene definita la “vecchia procedura”, che manda in coda i piani rispetto a quelli che seguono il nuovo iter amministrativo.
"In poco tempo questa amministrazione ha concretizzato un percorso che durava da oltre 15 anni, essendosi trovata a dover rifare quasi interamente il piano in nemmeno un anno di lavoro e con un investimento pari a circa 50.000 euro, meno di un decimo delle amministrazioni precedenti", ha commentato il sindaco Oliva al termine della seduta consiliare.
I risultati dell’esame del piano Da Ronco da parte della Regione erano arrivati all’assessore Del Bel Belluz il 13 ottobre 2017, tramite un parere che conteneva le osservazioni dei diversi uffici regionali coinvolti: osservazioni urbanistiche, geologiche, ambientali. Sono 64 pagine di richieste di revisioni o integrazioni, che vengono recepite dal nuovo urbanista incaricato, lo studio Sorbo, che subentra a maggio del 2018 ai capifila Roli e Minucci, fiduciari delle amministrazioni precedenti, che avevano terminato il loro incarico con la consegna del progetto definitivo ad aprile 2016. Il parere regionale richiedeva un pesante intervento di revisione delle norme che regolano il dimensionamento del piano, oltre a rilevare carenze e imperfezioni di varia natura, tanto da portare alla necessità di rifare quasi interamente il piano, con la conseguente necessità di ripubblicazione.
Il 29 novembre 2018 viene quindi riadottato in Consiglio comunale il progetto preliminare del piano regolatore, poi ripubblicato, come la norma stabilisce, per 30 giorni.
I cittadini quindi, nel merito dei contenuti oggetto di modifica conseguente al recepimento delle osservazioni regionali, hanno potuto trasmettere al comune le loro osservazioni.
Il lungo lavoro di confronto con la Regione, i numerosi tavoli avviati con la provincia, con le aziende e con i cittadini interessati hanno permesso di contenere il numero di osservazioni pervenute, che sono state 31, di cui 8 “fuori tema”, ovvero non pertinenti al procedimento e 15 tra quelle accolte o parzialmente accolte, che hanno dato un apporto migliorativo al progetto. Con la controdeduzione a queste osservazioni quindi il consiglio comunale del 26 marzo ha concluso quanto di competenza dell’assessorato all’urbanistica di Alpignano e ha stabilito che il piano verrà trasmesso alla regione, che lo approverà presumibilmente entro l’estate.
Ringraziamo i cittadini e i professionisti che con le loro osservazioni hanno permesso di migliorare il piano dal punto di vista urbanistico, e soprattutto l’ufficio tecnico comunale, che ha “messo sotto stress” il piano per vedere che cosa ancora non funzionasse. Il risultato oggi è la disponibilità di uno strumento applicabile, che contiene norme congruenti e una fotografia della città più attuale possibile. Un traguardo importante, non solo perché mette fine a un travagliato iter di approvazione, ma soprattutto perché chiude una fase e ne apre un’altra.
Questo piano, proprio per la lunga gestazione che ha avuto, è un piano superato nei suoi principi, perché utilizza ancora il parametro quantitativo e zonale per il disegno della città, che non funziona più dal momento che si è diffusa una coscienza collettiva sul regime di consumo di suoli; tenta inoltre il rilancio del centro storico con il debolissimo criterio della perequazione urbana, trascurando completamente il fattore gravitazionale offerto dal Castello.
Emerge invece in questo particolare momento storico la necessità di consolidare il patrimonio urbano caratterizzato da monumenti, piazze, parchi e dalla forte presenza paesaggistica del fiume e delle sue sponde.
Inoltre la città post industriale ha lasciato molte aree da riqualificare e dei centri storici su cui immaginare nuove funzioni.
C’è quindi bisogno di strumenti di pianificazione più sofisticati e multidisciplinari, frutto di una visione politica moderna e creativa, in grado di mettere a sistema tutti questi aspetti, per attuare una sorta di rivoluzione culturale per il destino delle città, che in altri contesti hanno saputo trasformarsi in casi-studio per una straordinaria rinascita.
Il nodo cruciale è quello di stimolare l’attenzione di una nuova imprenditoria edile, che trasformi la rendita fondiaria, eredità della speculazione edilizia degli anni del boom industriale, in ricadute economiche generate dalla riqualificazione urbana e da nuovi modi d’uso del territorio.

sabato 1 dicembre 2018

224 criticità risolte: il Piano Regolatore vede la luce


L'architetto Sorbo illustra il contenuto delle controdeduzioni nella serata di giovedì al Movicentro


Nella seduta di giovedì 29 novembre il Consiglio Comunale ha discusso e approvato le controdeduzioni alle osservazioni fatte da Regione Piemonte in merito alla variante generale del Piano Regolatore alpignanese adottato nel 2015 dalla giunta Da Ronco.
La corposa delibera è stata presentata dall’assessore all’urbanistica Tamara Del Bel Belluz, che ha ripercorso le tappe del piano, che è quel documento che regola la crescita e il futuro urbanistico del territorio. L’assessore ha ricordato che il piano vigente (datato 1997) è attualmente ancora in vigore poiché dopo l’adozione del 2015 da parte dello stesso Consiglio Comunale il piano è passato al vaglio della Regione: “Questa fase poteva essere bypassata se la giunta Da Ronco avesse optato per la copianificazione, anziché produrre un documento autonomo e attendere quindi le valutazioni di Regione Piemonte. Questo non è stato fatto, per motivi a noi oscuri, e ciò ha portato a ben 64 pagine di relazione e ben 224 osservazioni a livello urbanistico, ambientale e geologico, a cui il Comune ha dovuto rispondere”.
Una "sonora stroncatura", nonostante si siano investiti, complessivamente dal primo incarico di variante risalente al 2001, circa 724.000 euro: una quota insolitamente alta per un tempo di realizzazione incredibilmente lungo – circa 15 anni. “Lo studio che ha elaborato il piano ci ha informato che nell'incarico non era ricompreso dover rispondere alle osservazioni della Regione”, spiega Del Bel Belluz. “Pertanto abbiamo dovuto procedere con un nuovo incarico, e risolvere in 6 mesi le carenze del piano ereditato”.
Non si sarebbe potuto rifare il piano da capo? “Certamente”, afferma l’assessore. “Ma ciò avrebbe dilatato di molto i tempi, e il nostro Comune non può attendere oltre l’adozione di un documento così fondamentale”.
La nuova professionista incaricata, l'architetto Sorbo, ha poi presentato al consiglio le principali criticità sollevate da Regione Piemonte e le misure proposte per ovviare a tali problemi. Dalla relazione emergono problemi tali da chiedere la ripubblicazione del piano, quali incoerenze nell’assegnazione degli indici delle aree rispetto alle cubature previste, errori metodologici sulle schede normative, impossibilità di applicare la perequazione. “Un piano regolatore che dovrebbe regolare la materia edilizia si trasforma così in un documento debole con ampi margini interpretativi, con la possibilità di applicare le norme in modo altrettanto flessibile a seconda di chi ci si trova davanti”, commenta indignato il capogruppo di Alpignano SiCura Fabrizio Dosio. Inoltre, durante gli anni di redazione molte norme sono cambiate e così il piano è nato già vecchio ed ha dovuto essere aggiornato sotto innumerevoli aspetti: esattamente come molte opere degli ultimi vent’anni, su tutte lo stesso Movicentro ma anche il Palasport, con i suoi tempi di realizzazione biblici e i suoi difetti strutturali evidenti fin dall’inaugurazione (ad ottobre il consiglio ha dovuto stanziare 57.800 euro per la riparazione del tetto, a pochi anni dall’apertura).
La maggioranza non ha mancato di sottolineare come uno dei cavalli di battaglia di parte dell’opposizione, cioè la variante alla provinciale, sia stato in realtà stroncato anche da Regione Piemonte perché come variante sarebbe stata del tutto incoerente con il tracciato stabilito dalla pianificazione territoriale della Città Metropolitana - e sappiamo che la sua realizzazione avrebbe avuto la conseguenza di rendere edificabili aree attualmente agricole, con conseguente eccessivo consumo di suolo (ne avevamo parlato in questo articolo). Nessuna traccia della strada RFI nel nuovo piano
“Su questo, come sul restituire l’area Gramsci ad edilizia scolastica anziché a edilizia residenziale come previsto dal piano adottato nel 2015, la regione ha chiesto alla nostra amministrazione di fare una scelta politica”, sottolinea Pierpaolo Barbiani (Alpignano SiCura). Altre piccoli ma incisivi interventi, conseguenti alle osservazioni regionali, riguardano l'accogliemento dell'osservazione sull'edilizia popolare, al fine di non creare ulteriori “aree-ghetto”, nonché la dichiarazione di area di tutela ambientale per il Colgiansesco, in linea con la mozione per la tutela del suolo presentata dai gruppi di maggioranza nel luglio 2017.
E’ stata inoltre regolata la possibilità di demolire le superfetazioni del centro storico (tettoie, garage e simili non coerenti con l’area storica), per chiarire i meccanismi con cui sia possibile recuperare e trasferire le cubature oggetto di perequazione.
La votazione delle controdeduzioni ha registrato il voto positivo della maggioranza (Alpignano SiCura e SiAmo Alpignano) e del Movimento Cinque Stelle per l’opposizione. Astenuti i consiglieri di Articolo Uno. Ancora una volta assente Alpignano Democratica, una delle forze di maggioranza committenti della variante in oggetto.
Il piano così modificato resterà pubblicato per 30 giorni, più ulteriori 30 giorni per le osservazioni da parte dei cittadini, solo sulle parti modificate. Il responsabile dell’ufficio tecnico comunale, l’architetto Franco Titonel, è intervenuto in Consiglio per ribadire la massima disponibilità dell'ufficio tecnico ad accogliere eventuali richieste di chiarimento.

giovedì 22 febbraio 2018

Stop alla nuova strada: l'assessore risponde


L'assessore all'urbanistica, Tamara Del Bel Belluz
"Mi duole sottrarre tempo prezioso al lavoro che preferirei dedicare alle attività del nostro comune, ma si rende necessario replicare a ciò che viene divulgato tramite il sito CinturaOvest, che potrebbe portare i lettori a pensare cose diverse da quelle che sono realmente accadute", così esordisce Tamara Del Bel Belluz nella nota diramata oggi ai giornali locali. Nel comunicato, l'assessore all'urbanistica richiama punto per punto le ragioni dell'attuale maggioranza allo stop dell'opera prevista dall'ultima variante del Piano Regolatore approvato nella precedente legislatura.
1. NON E' UNA CIRCONVALLAZIONE. Per prima cosa, incominciamo dal titolo: la circonvallazione. Una circonvallazione è una strada, normalmente di classificazione adatta anche a trasferire flussi di traffico pesante, che eviti l’attraversamento di centri urbani a chi deve raggiungere altre destinazioni. Deve quindi collegare strade di viabilità principale, di interesse almeno provinciale.
La strada di cui parla l’ex sindaco nel suo “editoriale” non risponde a queste caratteristiche. Ha una sezione ridotta e anziché collegare la ex provinciale 178 per Rivoli con la statale 24, come originariamente previsto da enti sovracomunali, collega via Pietre a via Valle, due strade comunali. Quindi non stiamo parlando di una circonvallazione, ma di una strada “locale”.

2. NON RISOLVE IL PROBLEMA DEL TRAFFICO. La nostra scelta di non procedere nella realizzazione di questa strada viene vista come un disinteresse nei confronti di uno dei principali problemi di ogni centro urbano: il traffico.

Per verificare l’efficacia della nuova strada sarebbe stato utile qualche dato proveniente da uno studio del traffico, in modo da capire quanti di coloro che attraversano Alpignano (passando da via Mazzini) sarebbero stati intercettati da una strada che li avrebbe immessi su… via Valle!
Ma anche senza uno studio del traffico è facilmente presumibile che con la nuova strada, di tipo “locale”, la situazione di attraversamento non sarebbe stata molto diversa, poiché già oggi chi deve andare in via Valle, arrivando da sud, non ha necessità di attraversare Alpignano ma può svoltare su via Garibaldi. Per essere chiari, con la nuova strada il traffico su via Mazzini e su via Cavour sarebbe rimasto invariato.

3. LA REGIONE HA DATO PARERE NEGATIVO. Anche la Regione Piemonte, nell’analizzare il progetto definitivo di piano regolatore, ha osservato che la strada in questione non risponde propriamente alle caratteristiche previste e ci ha chiesto di andare a ridiscutere questo progetto con l’ente titolato ad affrontare queste tematiche, ovvero la Città metropolitana. Noi dovremo rispondere quindi di scelte fatte da altri, ma faremo la nostra parte.
Questa richiesta, come decine di altre da parte della Regione Piemonte, fa parte della cosiddetta “fase di osservazioni al piano”, che è un iter scelto consapevolmente dalla precedente amministrazione, che avrebbe potuto tranquillamente indirizzarsi verso un’altra procedura di approvazione del piano regolatore. Stando così le cose, era prevedibile che la regione avrebbe fatto delle osservazioni, dato che quella strada non era presente nel progetto preliminare di variante al piano, dove era persino scomparso il tracciato della circonvallazione prevista dalla ex Provincia!
Al nostro insediamento ci siamo quindi trovati di fronte a un piano regolatore non ancora approvato, che prevedeva una strada che avrebbe potuto essere messa in discussione. E così è stato. Il fatto che la ex amministrazione avesse già investito 228.000 euro per un progetto esecutivo che avrebbe potuto essere stravolto non ci sembrava una buona giustificazione per andare avanti alla cieca. 

4. E' NECESSARIO PROTEGGERE L'AREA AGRICOLA. Noi condividiamo il punto di vista della Regione e crediamo oltretutto che questa strada avrebbe reso più rischiosa la circolazione sulla ex sp 178, sia nelle immissioni, sia nelle svolte, rendendo meno scorrevole e più pericoloso l’incrocio già problematico con via Pietre. 
Tutte queste valutazioni, insieme al fatto che non avremmo acconsentito a rendere edificabili i terreni agricoli circostanti, per ricavarne oneri da destinare al completamento della strada, ci ha portati legittimamente a fermare tutto.

5. ABBIAMO ATTIVATO UNA COMMISSIONE D'INCHIESTA. Abbiamo messo questo progetto esecutivo nel cassetto, a fare compagnia a un altro progetto esecutivo, che l’ex sindaco Da Ronco mise nel cassetto, di ben maggiore entità e portata: quello che venne consegnato da Rfi (Rete ferroviaria italiana) al comune di Alpignano nel novembre 2010. Era un progetto che avrebbe rappresentato il primo passo verso la realizzazione di una vera e propria circonvallazione, che con la realizzazione di un nuovo ponte sulla Dora avrebbe permesso di raggiungere la ss 24 bypassando completamente in centro urbano di Alpignano. Era un’opera che sarebbe stata finanziata per circa 5.300.000 euro da Rfi e realizzata dalla stessa Rfi. Oggi risulterebbe completata da almeno cinque anni.

Ma l’ex sindaco Da Ronco, per qualche ragione che non è mai stata spiegata ai cittadini, rinunciò per sempre a quell’opera (che avrebbe rappresentato la realizzazione di una vera opera di circonvallazione) e a circa la metà della cifra previstaL’addio è stato dato, per sempre, a giugno 2011. 
Per far luce sulla vicenda il Consiglio Comunale ha attivato una commissione di indagine, che è attualmente in corso.

giovedì 26 ottobre 2017

Incoerente e irrispettosa del suolo agricolo: anche la Regione boccia la variante alla provinciale

La Giunta Oliva è stata accusata in questi giorni di aver bloccato irregolarmente il progetto di realizzazione di una strada a sud dell’abitato, che fa parte di un complesso di opere che avrebbero dovuto compensare al chiusura del passaggio a livello, avvenuta nel 2013.
Questa vicenda ha una storia molto lunga e complessa, che è necessario, in sintesi, ripercorrere, in modo da dimostrare che le scelte della Giunta Oliva sono state i realtà attente e ponderate.

L'incrocio tra la provinciale e via Rivoli, da dove la strada progettata da RFI sarebbe dovuta partire secondo il progetto originale. La nuova strada progettata dall'amministrazione Da Ronco parte invece da via Pietre e collega Via Valle con Via Garibaldi: per la Regione il progetto è "incoerente".

IL PROGETTO ORIGINALE. Dopo un iter iniziato nel 2000, venne consegnato all’amministrazione comunale di Alpignano a novembre 2010 un progetto che RFI (Rete Ferroviaria Italiana, l'ente che si occupa delle infrastrutture ferroviarie) avrebbe realizzato totalmente a proprie spese. Il progetto prevedeva: un nuovo tratto stradale che, partendo dall’intersezione di via Rivoli con la ex SP 178 (cioè al confine con il comune di Rivoli, poco prima del cavalcavia della tangenziale), avrebbe attraversato l’asse ferroviario per sbucare in via Garibaldi, con un tracciato unitario.
Il 20 gennaio 2011 la giunta Andreotti (che era in carica) decade, lasciando la convenzione in sospeso.

LE MODIFICHE DI DA RONCO. Maggio 2012: la giunta Da Ronco, insediatasi l'anno precedente, porta inaspettatamente in consiglio una nuova convenzione con un tracciato molto diverso, con la strada spezzata in due "tronconi". Il nuovo progetto prevedeva:
- un primo collegamento tra via Pietre e via Valle (quindi maggiormente a ridosso del centro abitato)
- un secondo braccio di collegamento, tra via Valle stessa e via Garibaldi, ma non in asse con il primo. 
Un’opera formalmente e concettualmente diversa da quella prevista in precedenza.

LA RIDUZIONE DEL CONTRIBUTO DI RFI. Dagli atti (che sono tra l‘altro all’esame di una commissione di inchiesta istituita dal Consiglio Comunale il 30 maggio scorso) risulta che Da Ronco rinuncia volutamente al progetto che RFI aveva presentato al comune. Così facendo, egli delega al Comune il ruolo di stazione appaltante, ovvero la responsabilità dei lavori, che altrimenti sarebbe stato in capo a RFI e porta le risorse erogate da RFI da € 5.290.000 e € 2.700.000

LA VARIANTE AL PIANO REGOLATORE. Non essendo più il contributo di RFI sufficiente a coprire il costo dell'opera, parte di questa strada sarebbe stata finanziata in parte dai proprietari dei terreni attraversati da questa infrastruttura: infatti, nel nuovo piano regolatore i terreni attraversati dalla strada sarebbero stati resi edificabili, con possibilità da parte del Comune di incassare gli oneri di urbanizzazione. 
Questa scelta è però in contrasto con il principio che ha guidato la precedente amministrazione a redigere la variante generale al Piano Regolatore, ovvero la minimizzazione del consumo di suolo (oggi i terreni, infatti, sono agricoli): la stessa richiesta è stata fatta al Comune dalla Regione Piemonte, nel documento contenente le prime osservazioni al Piano, che è stato pubblicato solo a luglio 2017 (ne abbiamo parlato qui).
Non si deve infatti dimenticare che la variante al Piano Regolatore, redatta interamente dall’amministrazione Da Ronco, è rimasta in esame alla Regione Piemonte fino a luglio, essendo stata consegnata a maggio 2016, un mese prima dall’insediamento della nuova amministrazione. Vale la pena sottolineare che, senza l'approvazione del nuovo Piano, la nuova strada non poteva essere cominciata, tanto più che la nuova strada era stata inserita nel Piano Regolatore tra il progetto preliminare e quello definitivo e non era perciò mai stata presentata in Regione. 
Pertanto ci potremmo chiedere perché, il 3 novembre 2016, proprio Da Ronco e Tucci in Consiglio Comunale abbiano interrogato la nostra giunta per sapere "a che punto fosse la realizzazione della strada". La risposta ovviamente fu che la giunta Oliva ha deciso di non procedere con la gara per l’affidamento dei lavori, in attesa delle osservazioni della Regione.

IL PARERE NEGATIVO DELLA REGIONE. E' proprio di questi giorni la conclusione della prima fase di disamina da parte dell’organo tecnico regionale: il 18 ottobre è pervenuta la delibera regionale che riporta la relazione con tutte le osservazioni al piano. In particolare, in riferimento alla viabilità in questione, si rileva che “le modifiche apportate debbano essere ulteriormente approfondite in coerenza con gli elaborati del Piano territoriale della Provincia […] In particolare […] [la nuova strada] risulta non coerente e diversa dalle previsioni di ordine superiore. Proprio in relazione a ciò, si rileva che le viabilità indicate dal PTC2 sono di coordinamento con la rete di viabilità di ruolo provinciale, mentre nella presente variante di Piano è stato previsto un raccordo che pone in comunicazione via Valle con Via Garibaldi, entrambe viabilità a livello locale […] È quindi necessario che l’amministrazione comunale approfondisca il confronto con la Città Metropolitana al fine di pervenire ad una progettazione adeguata e coerente con quanto previsto dalla pianificazione vigente”.

LE NOSTRE DOMANDE. Con questa prevedibile osservazione ci chiediamo: perché l’amministrazione precedente ha deciso  di investire incautamente 260.000 euro per fare un progetto in contrasto con le indicazioni del Piano provinciale, senza nemmeno attendere che la Regione si esprimesse sulla relativa variante del Piano urbanistico?
Ci chiediamo anche: che cosa sarebbe successo se l’amministrazione comunale di Alpignano avesse avviato un cantiere senza attendere la conclusione dell’iter di approvazione del Piano regolatore che, come volevasi dimostrare, pone in discussione questa scelta progettuale e chiede di riesaminarla?

Quindi fortunatamente la giunta Oliva ha bloccato il procedimento, per seguire il regolare iter e vedere, alla fine del processo di controdeduzioni al piano, quale sarà la soluzione concordata e fattibile.


sabato 29 luglio 2017

Piano Regolatore. Regione e Consiglio Comunale invitano l'amministrazione a ridurre il consumo del suolo

Si è conclusa a giugno la prima fase dell'istruttoria della variante al Piano Regolatore Generale

A un anno dal suo insediamento, l’amministrazione Oliva ha ricevuto dalla Regione Piemonte la comunicazione di conclusione dell’istruttoria della variante generale del Piano regolatore, avviata lo scorso 9 maggio 2016, dopo che l’amministrazione Da Ronco aveva prodotto alcune integrazioni al progetto adottato dal consiglio comunale il 10 dicembre 2015.
Una lunga attesa già preannunciata nel luglio dell'anno scorso in un incontro tra la Regione Piemonte e il nuovo assessore all'urbanistica alpignanese Tamara Del Bel Belluz. L'iter per la presentazione delle osservazioni da parte della Regione si è concluso il 26 giugno, quando la Direzione regionale ambiente governo e tutela del territorio, la Direzione agricoltura e il Settore regionale per la copianificazione urbanistica (area nord-ovest) hanno comunicato al comune di Alpignano le osservazioni al piano regolatore, per una conclusiva fase di disamina e recepimento da parte dell’amministrazione. Solo in seguito a questa nuova verifica la regione concluderà l’iter che porterà all'approvazione del piano, in un periodo che potrebbe andare da qualche mese ad almeno un anno.

La laboriosità di tale processo dipende dal fatto che l’iter era stato avviato nel 2015 facendo ancora riferimento al procedimento amministrativo della Legge Regionale del 1977, ignorando quindi le modifiche portate dalla Legge Regionale 3 del 2013, che introduce il principio innovativo della co-pianificazione, con cui gli enti preposti a controllo e verifiche si confrontano direttamente con l’amministrazione comunale. La precedenza viene infatti data, in Regione, ai piani presentati seguendo il nuovo criterio.

La riunione di chiusura della prima fase, che doveva avvenire il 20 luglio in sede di Commissione Tecnica Urbanistica, è stata rinviata per la mancanza del numero legale, ma sappiamo già che una buona parte della documentazione che compone il progetto di piano fa riferimento alla componente ambientale. In particolare, il settore regionale che si occupa della cosiddetta "Valutazione ambientale strategica" in data 28 giugno ha già consegnato al nostro comune la propria deliberazione: 21 pagine di osservazioni, molto complesse e articolate, che rimettono in gioco uno dei temi fondamentali del dibattito attuale sula pianificazione urbanistica, ovvero la possibilità di edificare sui terreni liberi. Tra i comuni della nostra zona, Alpignano è infatti quello che prevede più massicciamente questa possibilità. Nelle sue osservazioni, la Regione ha invitato l’amministrazione in carica a rivedere il consumo di suolo in alcune zone della città, tema su cui anche il Consiglio Comunale ha impegnato la Giunta lo scorso 20 luglio. Il rapporto quindi “ritiene che debbano essere risolte le criticità ambientali rilevate e migliorati i profili di sostenibilità ambientale della variante”.

Mancano, infine, proprio perché non si è svolto l'incontro in Commissione, le osservazioni del settore urbanistica, che mirano a verificare l’applicabilità del piano e delle sue norme; tuttavia è chiaro che nei prossimi mesi l'amministrazione comunale sarà chiamata a lavorare per intervenire a perfezionare uno strumento (il piano regolatore) che pare avere ancora alcuni punti deboli, che potrebbero portare addirittura alla ripubblicazione, rischiando di vanificare le spese sostenute negli anni passati per la sua realizzazione (circa 700.000 euro). Sarà dunque questo uno dei temi più caldi e impegnativi del prossimo autunno.

sabato 12 novembre 2016

Strada RFI: facciamo luce sul progetto


Nel Consiglio Comunale del 3 novembre 2016 è pervenuta un’interrogazione di Alpignano Democratica, la formazione politica dell’ex sindaco, che chiedeva a che punto fosse la realizzazione della strada oggetto di convenzione con Rfi, sostitutiva del passaggio a livello.
Occorre premettere che la strada in questione, che avrebbe collegato via Rivoli e via Valle secondo un tracciato definito dalla ex Provincia di Torino, non è né in fase di progettazione, tanto meno di esecuzione, perché l’opera prevista dalla citata convenzione è stata sostituita (dalla passata amministrazione) da un’altra, che prevede un primo collegamento tra via Pietre e via Valle e un secondo braccetto di collegamento, non in asse con il primo, tra via Valle stessa e via Garibaldi. Un’opera formalmente e concettualmente diversa da quella prevista in origine.
Secondo alcune ipotesi formulate della passata amministrazione, desunte dalle controdeduzioni al nuovo Piano Regolatore in esame presso la Regione Piemonte, questa strada sarebbe stata finanziata in parte dai proprietari dei terreni attraversati da questa infrastruttura, rendendo edificabili i terreni stessi.
Noi, sin da quando eravamo all’opposizione – e lo abbiamo specificato molto bene nel nostro programma elettorale – non abbiamo mai condiviso questa soluzione, sia perché non riconosciamo la tipologia di “circonvallazione” di questo intervento, sia perché non esiste nessun piano del traffico che dimostri come si riducano i flussi di attraversamento, sia soprattutto perché non condividiamo il fatto che si sia costretti a rendere edificabili dei terreni, al fine di acquisire le risorse mancanti. Ricordiamo infatti che la passata amministrazione ha volutamente rinunciato al finanziamento di Rfi, non dando seguito alla convenzione nel 2011, che avrebbe consentito alla stessa Rfi di realizzare un’opera di 5.200.000 euro, che oggi sarebbe presumibilmente conclusa, evitando tutti i disagi creati dalla chiusura preventiva del passaggio a livello.
Oggi quindi ci troviamo a gestire noi stessi un finanziamento dimezzato e tantissimi problemi connessi, sui quali abbiamo ancora la necessità di fare luce.
Anche perché il nuovo Piano Regolatore, consegnato alla Regione Piemonte per l’istruttoria finale lo scorso maggio 2015, è ancora in esame, e la Regione si dovrà esprimere su tutti gli aspetti, compresi quelli legati alle osservazioni dei cittadini e alla viabilità, che sia congruente con quella di maggiore scala territoriale. Potrebbe quindi succedere che la passata amministrazione abbia investito risorse, dell’ordine di circa 235.000 euro, per progettare una infrastruttura che potrebbe essere rimandata a ulteriori modifiche dalla Regione. A nostro avviso sarebbe stato opportuno attendere l’iter conclusivo di adozione del Piano, per poter procedere con la progettazione esecutiva.
Abbiamo pertanto sospeso l’incarico al progettista della infrastruttura, stralciando tutto ciò che riguarda l’esecuzione dei lavori, in attesa di recepire le ulteriori osservazioni della Regione Piemonte e della fase di rilascio del nuovo Piano Regolatore Generale.

E ora le belle iniziative: il comune di Fontaine ha invitato 5 giovani alpignanesi per uno scambio giovanile sul tema dei viaggi che si svolgerà il prossimo week-end in Francia. C'è tempo fino a lunedì per iscriversi. Trovate i dettagli sul sito del Comune di Alpignano a questo link.

venerdì 8 maggio 2015

INTERPRETANDO "MALACRINAMENTE"


Nell’ultimo Consiglio Comunale del 29 aprile 2015 abbiamo presentato una interrogazione su un tema che ci sta particolarmente a cuore: la tutela dei suoli agricoli nella nuova versione del Piano regolatore comunale.

Dopo l’approvazione con delibera n° 136/2014, da parte della Giunta Comunale, delle soluzioni proposte dal professionista incaricato per la nuova strada che passerà tra Via Valle e Via Garibaldi, ci è venuta una certa preoccupazione leggendo la frase “il raccordo che collega via Valle con via Garibaldi [...] evita la compromissione di aree agricole poste ad est andandosi a posizionare in un’area di ‘frangia’ già edificata”!!!
Considerato che con il termine “frangia urbana” o “frangia edificata” si indicano le aree di transizione tra città e campagna, in cui si assiste all’erosione della campagna a favore dell’edificazione urbana”, ci siamo chiesti se realmente sia intenzione di questa amministrazione preservare e tutelare in ogni modo dall’edificazione i terreni posti fra il limite edificato esistente della città di Alpignano ed il limite della strada di collegamento fra la via Valle e la via Garibaldi (aree agricole poste ad ovest).

Diciamo questo perché esiste un precedente molto importante, sulla vicenda già peraltro tratta in numerosi altri post, che risale al 27 marzo 2014, quando Alpignano SiCura presentò una mozione per il ritiro delle deleghe ai Lavori Pubblici all’attuale Assessore Agrimano, per le assurdità legate all’abbandono del progetto della nuova strada di collegamento, che sarebbe stata realizzata da RFI in seguito alla soppressione del passaggio a livello.
Ricordiamo che a gran voce la giunta e la maggioranza avevano detto di rinunciare al  progetto perché era troppo invasivo rispetto alle aree agricole (cfr. registrazioni consiglio comunale del 27 marzo 2014, reperibili sul sito comunale).
Poi il progetto è stato improvvisamente recuperato: abbiamo già anche rilevato le contraddizioni (http://www.alpignanosicura.blogspot.it/2014/12/con-il-cuore-in-mano-ovvero-il-caso-rfi.html) di questa scelta.
Ora continuiamo a rilevare che c’è qualcosa che non torna, in tutta questa vicenda.
Ma anche se noi continuiamo a chiedere chiarimenti, questi non arrivano.
E infatti anche la attesa risposta a questa interrogazione non è arrivata, com’è abitudine ormai consolidata della Giunta e della maggioranza, di non dare mai risposte, in Consiglio Comunale, alle questioni scottanti.
Riportiamo la parte di discorso dell’Assessore, ai nostri occhi, più significativa:
“Ringrazio il Consigliere Brignolo perché mi dà la possibilità di rispondere non con riferimento esclusivo all’oggetto dell’interrogazione.” E difatti l’attenzione si sposta immediatamente su altro e non entra nel merito della domanda specifica:
“L’interrogazione ha individuato una precisa osservazione non posso impegnare il consiglio con una risposta in merito all’area specifica individuata.
Posso dire che tutte queste tipologie saranno attentamente valutate in relazione a quanto previsto dalla legge e a quanto previsto ovviamente dai piani di scala superiore [...] in merito alla tematica del consumo di suolo. Ricordo oltretutto che non è competenza della giunta ma è competenza proprio dei consiglieri l’accoglimento il rigetto o il parziale accoglimento delle osservazioni dei cittadini e rinvio quindi alla procedura prevista dalla legge.
Sarebbe scorretto come giunta dare questo tipo di indicazione proprio perché è una delle poche competente rimaste ai consigli comunali, quella appunto urbanistica [...]”

Dopo questa  risposta criptica il nostro consigliere eufemisticamente ribatte che probabilmente “l’interrogazione si è prestata a poterla interpretare malamente” ... ovvero “malacrinamente”... perché in realtà la domanda era chiara: la giunta vuole o non vuole preservare le aree agricole? L’atto di indirizzo è un preciso compito della giunta.
A noi non interessava entrare nel merito delle controdeduzioni alle osservazioni al Piano Regolatore. A noi interessava sapere se, approvando la giunta il progetto preliminare, si mettevano in discussione le premesse tanto fortemente sostenute. Perché dato che la giunta approva quel progetto, allora approva anche il fatto che la “frangia edificata” sia compromessa e man mano erosa.

Ma noi che ovviamente siamo in buona fede prendiamo per buono quanto detto dall’assessore: spetta ai consiglieri la decisione, quegli stessi consiglieri che, in occasione della difesa dell’operato dell’Assessore Agrimano (che prima non voleva la strada e adesso la vuole), si sono battuti vivacemente per garantire che le aree agricole vengano manenute con tale destinazione d'uso.
Speriamo che i consiglieri di maggioranza mantengano la coerenza con quanto già espresso in precedenza e siano liberi di fare le loro personali valutazioni.

Per vedere il video completo, potete collegarvi a questo link:
e scorrere la barra dei minuti fino al 34° minuto circa

giovedì 4 dicembre 2014

“CON IL CUORE IN MANO”. Ovvero il caso R.F.I. Epilogo



Il 27 novembre 2014 in Consiglio Comunale, tra le tante cose assurde accadute (tra cui 13 interrogazioni della maggioranza, che hanno occupato le due ore disponibili), la maggioranza è riuscita a superare se stessa. 
Per far capire di che cosa si tratta, dobbiamo ripercorre qualche passaggio, avvenuto a partire dall’approvazione della Convenzione con RFI nel 2012, per la chiusura del passaggio a livello e l’esecuzione di opere alternative. 
Si premette che a quella data esistevano già un progetto definitivo, approvato dalla Conferenza dei Servizi nel 2008 e un progetto esecutivo, realizzato da RFI, consegnato alla nostra amministrazione nel 2010.
Se si fosse portato avanti questo progetto, le Ferrovie avrebbero investito 5.200.000 euro e avrebbero avviato i lavori nel 2011 per concluderli a dicembre 2014: oggi avremmo le opere, non avremmo gli onerosi vincoli di Stazione appaltante e la città avrebbe avuto le opere compensative prima della chiusura del passaggio a livello. 
L’amministrazione Da Ronco tuttavia non volle portare avanti quel progetto, per ragioni che sono state finalmente spiegate nel Consiglio Comunale del 29 Marzo 2014, ovvero il Consiglio in cui Alpignano SiCura presenta una mozione per chiedere le dimissioni dell’Assessore ai LL.PP, “accusato” di aver chiuso il passaggio a livello senza prima realizzare le opere previste dalla Convenzione approvata a novembre 2012.
L’Assessore all’urbanistica Malacrino, il Sindaco e i Consiglieri di maggioranza difendono l’operato dell’Assessore. Di fatto, la strada che avrebbe realizzato RFI non la si vuole proprio realizzare, come scelta politica, sia per salvaguardare il territorio naturale sia per evitare successive eventuali operazioni di speculazione edilizia. 
L’Assessore all’Urbanistica sostiene che oltretutto la strada non sarebbe nemmeno più autorizzata dalla Provincia, forzando addirittura la realtà, per sostenere le ragioni dell’annullamento del progetto, in quanto la Provincia la strada l’ha mantenuta nei piani territoriali.
Inoltre, dice la maggioranza, solo questa nuova convenzione prevede il rifacimento del sottopasso di Via Pietre, cosa che nel progetto RFI non ci sarebbe stata.
Tutto questo detto, la nostra mozione fu bocciata, insieme al progetto RFI.
I cittadini di fonte a tutto questo si mobilitano, raccolgono le firme e chiedono che vengano allora rispettati i termini della convenzione, che prevedeva la realizzazione di:
·  adeguamento del sottopasso di Via Pietre;
·  nuovo tratto di viabilità stradale con costruzione di sottopasso ferroviario e rotatoria tra via Rivoli e Via Valle;
·  passerella/sottopasso pedonale tra via Verdi e Via XXV Aprile;
·  realizzazione di un sottopasso pedonale in Stazione di Alpignano.
Questo è ciò che chiedono i cittadini, e lo ribadiscono anche in un incontro negli uffici del Sindaco, nel febbraio del 2014, in cui erano presenti anche esponenti di Alpignano SiCura.

Alpignano Sicura chiede formalmente, per due volte, di indire un Consiglio comunale aperto, per conoscere l’opinione dei cittadini, ma viene sempre negato. Il Consigliere Pani (ora ex-consigliere) si impegna ufficialmente il 13 maggio 2014, in Conferenza dei Capigruppo, a condividere il progetto almeno con i consiglieri.
Invece che cosa succede?
A luglio 2014 il progettista incaricato di redigere il progetto preliminare del sottopasso viario e pedonale di Via Verdi (n.b. i termini dell’incarico!!!) presenta una soluzione di un tracciato abbastanza simile a quello bocciato senza riserve nel Consiglio Comunale del 29 marzo 2014.
A settembre 2014 l’opera viene inserita nel Piano triennale delle Opere Pubbliche, prevedendo che la nuova strada venga realizzata nel 2016.
Il 27 novembre 2014 viene fatta approvare dal Consiglio la revisione del Piano triennale, che anticipa le suddette opere al 2014.
Con quale escamotage?
è qui che succede l’impossibile: dato che abbiamo già un progetto definitivo approvato dalla Conferenza dei Servizi del 2008, possiamo iniziare con le attività espropriative dei terreni agricoli compresi tra la ferrovia e la Via Garibaldi. Lo stesso Assessore Malacrino, colui che solo a marzo respingeva la realizzazione di una nuova strada per la salvaguardia dei terreni agricoli e dalla speculazione, chiede “con il cuore in mano” che si risolva presto questo grave problema di viabilità!!! 
Che cosa significa, allora, che il tracciato è lo stesso?
No, formalmente non è lo stesso: perché questo viene fuori dalle consultazioni con i cittadini e altre organizzazioni. Quindi il progetto di RFI è bocciato, però ne si fa uno simile su richiesta dei cittadini. 
Ma la politica non aveva già fatto la sua scelta, a marzo 2014? Se i politici sono convinti delle loro scelte, difese con le unghie coi denti in questi due anni e mezzo, devono andare avanti per quella strada.
Ma siamo sicuri che sia andata proprio così? Possiamo vedere i verbali degli incontri del professionista, i suoi appunti, possiamo confrontarci in un Consiglio Comunale aperto a tutti? La “progettazione partecipata”, come metodologia di lavoro, prevede questi passaggi “aperti”: perché non li vogliamo fare? Perché poi il Consigliere Pani non ha mantenuto la promessa di illustrare pubblicamente il progetto? 
I Consiglieri di maggioranza hanno già approvato tutto e il contrario di tutto. Come si fa a governare così? Come possiamo noi cittadini, che subiamo sempre tutto, non sentirci presi in giro? 
Tantissime sono le domande che affollano la nostra incredulità.
Eppure, se questo è l’epilogo, sarebbe bastato che a settembre del 2011, sempre “con il cuore in mano”, dato che erano già stati spesi mesi di lavoro e soldi pubblici, il Sindaco Da Ronco firmasse la convenzione, che avrebbe fatto decollare quanto oggi noi andremo comunque a realizzare in modo parziale - avendo dimezzato le risorse - assumendocene i rischi - essendo Stazione Appaltante - e con almeno, se tutto va bene, 4 anni di ritardo.

Vi invitiamo a guardare le videoriprese (sempre che siano consultabili, dato che sono anni che abbiamo denunciato il fatto che non sono quasi mai disponibili):
mozione a favore delle dimissioni dell'Assessore Agrimano 
discussione sul punto degli espropri_finale
discussione del punto sugli espropri 

giovedì 9 ottobre 2014

APPROFONDIMENTO SUL REGOLAMENTO EDILIZIO



“Il Piano offrirà opportunità di lavoro a piccole imprese locali, rilanciando, nel suo piccolo, l’occupazione ad Alpignano. Permetterà poi al Comune di introitare oneri di urbanizzazione da utilizzare per la manutenzione e il territorio.”



Non lo abbiamo detto noi, ma è la frase evidenziata nel volantino che vedete qui sopra, che l’Amministrazione comunale ha diffuso la scorsa estate nelle buche delle lettere di tutti i cittadini.

Vediamo di capire in che rapporto sta questa propaganda con quanto discusso nello scorso Consiglio Comunale in materia di edilizia.

L’antefatto è che la maggioranza qualche mese fa ha approvato il Regolamento Edilizio, di cui il Comune di Alpignano non era dotato. Trasmesso alla Regione, come da prassi, questa l'ha restituito dicendo che per essere approvato, il nostro Regolamento, avrebbe dovuto essere emendato in due articoli, poiché esiste un regolamento-tipo della Regione che ha degli articoli immodificabili dai Comuni. Uno di questi riguarda il modo con cui si calcolano le altezza dei fabbricati. Per fare un semplice esempio, per il calcolo delle cubature da realizzare su un terreno, si è sempre tenuto conto di un’altezza pari a m 2.70; oggi dobbiamo considerare almeno m 3.00-3.10 metri, ovvero includere lo spessore dei solai, perché così chiede la Regione.

Questo che cosa comporta? Sempre per fare un esempio, su un terreno di circa 1000 mq, con un indice di cubatura pari a 1.20 mc/mq, avrei potuto costruire 1200 mc, ovvero 444 mq. Invece col nuovo regolamento, potrò continuare a costruire 1200 mc, ma avrò solo 387 mq di superficie, perdendo circa 60 mq.

Tuttavia gli oneri di urbanizzazione al Comune li pagherò sempre per 1200 mc. L’amministrazione non perde apparentemente nulla, a scapito del cittadino. Ma forse non sarà nemmeno così, perché coloro che avevano l'opportunità di fare un piccolo ampliamento rischiano di non poterlo più fare, perché troppo oneroso rispetto ai benefici in termini di superficie abitabile. In termini più speculativi, questo potrebbe significare una svalutazione dei propri terreni edificabili di circa il 15%; ma questo è l’aspetto che ci interessa meno analizzare, pur avendo delle conseguenze pratiche sui bilanci comunali, perché gli oneri di urbanizzazione, che nel bilancio di previsione sono ipotizzati su un tot di interventi, potrebbero non entrare, mettendo in discussione la volontà dell’amministrazione di finanziare quanto riportato nel volantino illustrato.

Gli alpignanesi hanno due possibilità: o non fare le operazioni aspettando il nuovo piano e le sue modifiche, fossero anche in qualche modo tamponate dall’Allegato energetico ancora in discussione, oppure “perdere” il 10-15% dell’investimento programmato.



L’invito di Alpignano SiCura era di sospendere l’atto per trovare una soluzione, anche con il supporto dei nostri tecnici, che potesse armonizzare il Regolamento edilizio, il Piano Regolatore in esame (che recepisce quindi modi di calcolo delle cubature non approvati dalla Regione e quindi da correggere) e l’Allegato energetico.

Ritenuto “intempestivo”, l’intervento viene rapidamente liquidato dalla maggioranza, anche perché non compreso: non volendo fare cassa attraverso “la speculazione”, si è dichiarato che gli oneri non interessano. Forse per finanziare le opere e servizi in città si hanno altre idee…

L’Assessore competente, pur ritenendo l’“osservazione centrata”, essendo “contrario ad aspettare perché aspettando non si fa mai nulla”, ha invitato i Consiglieri ad approvare il Regolamento. Poi si vedrà…



E infine, un link un po’ umoristico, con cui abbiamo scherzosamente preso in giro il nostro consigliere, che ha discusso praticamente da solo una buona parte dello scorso Consiglio Comunale, dato che forse era l’unico ad aver letto e analizzato i documenti. Alzando sempre lui solo la mano, per intervenire, ci ha fatto venire in mente questa storiellina, che ci aiuta a tirarci un po’ su il morale:



venerdì 11 luglio 2014

PRGC: I NODI IRRISOLTI

Indovinate qual è la prima cosa che siamo andati a guardare, quando abbiamo aperto le tavole del novo piano regolatore? Quale fosse la soluzione urbanistica prevista per la zona di Via verdi e via XXV Aprile. Ebbene: non c’è assolutamente traccia di soluzione.
Questo è uno dei nodi irrisolti a cui l’enfatizzato piano, quello che da 20 anni il comune e i cittadini stanno aspettando, non dà soluzione.
Vediamone alcuni, tra i più rilevanti, ricordando come tutto il piano si ispiri ai concetti di SOSTENIBILITA' – ammesso che si sia spiegato da qualche parte che cosa si intenda per sostenibile.
  • MOBILITA' E VIABILITA'
Da dove si evince il progetto sulla viabilità? Come dialoga Alpignano con l’area metropolitana? Con l’aeroporto, con il capolinea della metropolitana? Ci limitiamo a riconoscere il sistema delle tangenziali come unico sostegno al traffico, e la presenza della stazione ferroviaria, che peraltro ha ancora la stessa funzione che poteva avere negli anni ‘50.
Che cosa si è pensati per ridurre o deviare il traffico? Che cosa si fa per la viabilità di tipo pedonale e ciclabile, che è l’unica domanda a restare inesaudita e che rappresenterebbe la vera modernità? Non traspare nulla che parli da solo.
  • CRESCITA DELLA POPOLAZIONE
L’analisi dimostra che dei 20.000 abitanti previsti non se ne è insediato nemmeno uno, ma nonostante ciò abbiamo avuto un incremento di superficie fondiaria di circa la metà di quella prevista.
O le persone abitano in case più grandi, o ci sono molte case vuote, oppure sono aumentate le famiglie (ovvero diminuito il numero dei componenti delle famiglie). Questo tipo di risposta la dovrei trovare, per poter fare le scelte per il futuro. Ma per avere la risposta bisogna essersi fatti la domanda e la domanda non l’abbiamo vista: ovvero non conosciamo la stratificazione sociale, i modelli familiari prevalenti e le tendenze in atto.
Del piano è stato enfatizzato sui media l’aspetto di crescita zero. Invece si prevede una crescita di 1600 persone e quindi non trattasi di piano a crescita zero, ma di segno positivo. Se poi aggiungiamo tutti i PEC, siamo a una crescita addirittura a doppia cifra (sono almeno 4 o 5 i pec che abbiamo già esaminato, oltre la variante del Castello, del 2010, che porta a un incremento stimato di 2000 nuovi abitanti).
Crescita della popolazione significa maggiori pressioni su servizi già in crisi: basti pensare alle liste di attesa per gli asili, ai parcheggi, ai flussi di traffico, all’asl, alla posta.
Maggiore popolazione significa nuovi alloggi. Ma è stato fatto un censimento degli alloggi vuoti e sfitti, come chiede la provincia?
  • CRESCITA ATTIVITA' PRODUTTIVE
Da dove viene la domanda di nuovi insediamenti produttivi? Come sono state fatte queste valutazioni e che previsione c’è per il futuro?
Ci pare invece una controtendenza, ovvero che molte aziende, dati gli esagerati costi dei rifiuti, stiano pensando di andare dove hanno agevolazioni.
Il piano provinciale (art. 21) e regionale impongono la salvaguardia dei terreni di pregio e proprio lì sono stati fatti i cambiamenti di destinazione.
  • SCUOLE
Con quale visione strategica si è deciso di insediare una nuova scuola elementare al posto del Bocciodromo, ovvero nel posto più disagevole, congestionato e inquinato della città. E alcune zone, come Belvedere, o Campagnola, restano quelle meno servite, da quasi tutto (anche solo una farmacia).
  • VERDE
Alpignano gode di parecchio verde, ma è un verde anonimo a scarsamente attrezzato. Che cosa fa il nuovo piano regolatore per cambiare questa connotazione? Lascia sempre il compito ai privati, oppure a strutture sovraordinate, che devono integrare ad esempio le sponde della Dora in un progetto di viabilità ciclopedonale. Il valore del paesaggio è ciò che vedo da dentro casa oppure è quello struggimento per qualcosa che stiamo perdendo e che va trattato come una reliquia?
  • AREE SPORTIVE
Perché si pensa che il polo sportivo vada potenziato e accentrato? Nel tempo Alpignano ha perso le eccellenze della pallavolo, recentemente ha perso il rugby, i campi da calcio appena ristrutturati sono in stato di degrado e abbandono: ci sono idee per reindirizzare l’interesse degli alpignanesi verso un sport strutturato e organizzato? Perché altrimenti un polo sportivo così pensato è un’altra cattedrale nel deserto.
Si doveva fare ai tempi della piscina, ora serve ancora? Servono strutture leggere e attività diffuse, le strutture devono essere non permanenti e presenti su tutto il territorio.
Manca del tutto la connessione con il tema della salute, ulteriore cerniera con le aree attrezzate a verde pubblico, Perché pensare alla salute dei cittadini non significa pensare solo alla collocazione e alla gestione dell’Asl, ma favorire sport e attività all’aria aperta.
  • COESIONE SOCIALE
Alpignano invecchia ed è cresciuto il numero di immigrati. Anche solo sulla base di questi due aspetti è importante che si cominci a pensare a nuovi modi di abitare, di fare esperienza del tempo libero, di percepire i luoghi e di utilizzare la città, i suoi servizi e le sue infrastrutture.
Questo cambia senza dubbio il modo di utilizzare la città; ci vogliono spazi di inclusione, meno barriere architettoniche, luoghi per l’aggregazione.
Anche di questo, che denoterebbe qualche sforzo analitico che vada oltre il semplice aspetto urbanistico, non traspare nulla.
  • CENTRO STORICO
È come osservare un esame di rilievo. Quali potranno essere i passaggi successivi affinché dalla fotografia dello stato di fatto si passi a veri e propri piani di recupero guidati dalla mano pubblica?, Perché se lasciato alla libera iniziativa, l’intervento sul centro storico rischia di portare ulteriore frammentazione. I progetti di recupero dei centri hanno funzionato solo dove c’è stata una chiara idea del senso di centralità e della funzione urbana, insieme a fortissimi incentivi a intervenire.
Non è stato affrontato il tema della destinazione d’uso degli edifici al piano terra, spesso adibiti ad abitazione. Eppure si riscontra che il nostro centro storico ha l’anomalia della quasi assenza di funzioni commerciali. Non c’à una proposta di intervento che miri alla pedonalizzazione e alla creazione di un asse commerciale.
Ma interessa veramente a questa amministrazione? Eppure il programma era chiaro: rinascita del centro storico imperniato sul Castello, con scuola, pedonalizzazione e negozi.
  • DENSIFICAZIONE ATTRAVERSO I VUOTI URBANI
Si nota lo sforzo di recepire quella che è ormai diventato un concetto fondamentale, ma la sua trasformazione in prassi denota una mancanza di convinzione che forse deriva da una formazione architettonica che concepiva l’urbanistica come disciplina che opera prevalentemente nel campo della trasformazione urbana attraverso macro-interventi. Ora la moda detta nuovi modelli, non possiamo più allargare il perimetro urbano, non è più accettabile, anche gli strumenti di livello superiore lo vietano esplicitamente, e quindi si tenta di far crescere la città, perché questo purtroppo resta nel dna di molti amministratori e di molti urbanisti, attraverso una uniforme spalmata di cubatura aggiuntiva su buona parte del territorio già costruito, magari era l’unica parte della città in equilibrio e che non meritava trattamento, perché sono tipologie edilizie sufficientemente compiute e ben servite dal reticolo viario.
L’attenzione si sarebbe dovuta spostare su un’altra parte della città: il centro storico e la città del boom edilizio, anni 60, 70 e in parte anche anni 80. Per fare questo si deve avere un altro approccio metodologico, ovvero lo studio degli spazi residuali, dei vuoti urbani e degli isolati incompiuti, in senso orizzontale e in senso verticale.

Questa riqualificazione si può fare non con l’edilizia, ma con le soluzioni architettoniche. Le nuove generazioni di architetti sono preparate per affrontare queste sfide e le nostre città offrono centinaia di occasioni, per risparmiare suolo e riqualificare l’aspetto del costruito.