domenica 25 ottobre 2015

PALAZZETTO'S DAY


È ufficiale: il giorno 25 ottobre 2015 il Palasport ha avuto il suo momento inaugurale; per fortuna senza troppa pompa magna, senza troppa enfasi, al cospetto di tante persone che, ancora incredule, hanno potuto finalmente entrare nel ventre di quell'opera che per lunghi anni è stata solo un misteriosa apparizione dal tetto blu.
In un post dello scorso febbraio, http://www.alpignanosicura.blogspot.it/2015/02/scusate-possiamo-usare-il-palasport.html, avevamo avuto modo di parlare, paragonandoli ai tempi di realizzazione dell'Empire State Building, dei lunghi tempi di gestazione e di costruzione di un'opera tutto sommato modesta, sia dal punto di vista del cimento ingegneristico, sia dal punto di vista architettonico-volumetrico: 16 anni, di cui 8 spesi per la sola progettazione e altri 8 per la realizzazione.
Tutti questi anni di cantiere, però, non possono non aver lasciato il segno, su un edificio che ancora prima di entrare in funzione (chissà quando, dato che nessuno fino a oggi se ne è ancora fatto carico), sembra già vecchio. E difatti temiamo che, al momento della sua entrata in funzione - che ancora non si sa quando avverrà - l'opera richiederà già importanti opere di manutenzione ordinaria, se non straordinaria.
Una rapida perizia “a occhio” ha difatti già rilevato le prime magagne, semplicemente passeggiando nell'edificio; non osiamo immaginare che cosa possa venir fuori ispezionando a fondo gli impianti:
  • le controsoffittature di ingresso risultano sporche e obsolete, sia nel disegno architettonico sia come tipologia prevista sul mercato;
  • nella zona della hall di ingresso i blocchetti sono lavorati a vista, con evidenti colature che sono presenti anche nelle parti in cemento armato a vista;
  • il cemento armato a vista è lavorato male e quindi andrebbe trattato con una vernice;
  • i blocchetti in laterizio in corrispondenza degli elementi verticali non sono legati, con evidenti fessurazioni per dilatazione;
  • le piastrelle dei bagni sono in alcuni punti direttamente incollate sui pilastri in cemento armato. Le dilatazioni termiche in relazione alla mancata coibentazione e ai ponti termici porteranno con molta probabilità al distacco dei rivestimenti;
  • in molte parti le piastrelle a parete non risultano stuccate, così come anche quelle a pavimento;
  • nella zona del corridoio parallelo alla parete inclinata il cedimento del cordolo porta-muro ha portato a una fessurazione dei blocchetti a partire dai voltini delle porte fino a terra. Così anche in molti altri punti del palazzetto;
  • i rattoppi di intonaco sulle lastre predalles risultano antiestetici e inaccettabili;
  • i termosifoni risultano da verniciare, non dotati di detentori, coi i tubi di mandata piegati e spesso con coprigiunto mobile;
  • le piastrelle in prossimità delle tubazioni di mandata e ritorno dei radiatori sono scheggiate e non sostituite;
  • i blocchetti sono lavorati in modo tale da non seguire la linea di fuga, con numerose asimmetrie visibili a occhio nudo;
  • i rosoni dei locali docce risultano spesso fissati con un gioco anche fino a oltre un centimetro. I copri placca spesso non sono fissati;
  • gli elementi delle docce, essendo fissati sui blocchetti in calcestruzzo, in molti casi risultano non ancorati al supporto;
  • del tutto inaccettabili sono i giunti nei serramenti;
  • forti dubbi si hanno sulla qualità e la capacità di isolamento termico dei serramenti;
  • il corridoio parallelo alla parete inclinata risulta scaldato, ma la parete è costituita da pannelli in metacrilato o comunque materiale simile, del tutto inadatto alla coibentazione termica;
  • i serramenti porta risultano insufficienti dal punto di vista dell’isolamento termico;
  • le griglie in plastica a pavimento sono fissate malamente, con evidenti dislivelli e stuccature, che risultano esteticamente inadatte;
  • le faldalerie intorno ai serramenti risultano mal tagliate e mal giuntate;
  • evidenti sono i segni di risalita dell’umidità sullo zoccolo esterno;
  • le soglie in serizzo risultano troppo strette e non essendo - molto probabilmente - isolate è possibile il distacco o la fessurazione delle prime piastrelle vicine al serramento;
  • i profili delle balconate al primo piano risultano grezzi e i telai fermavetro mal tagliati negli angoli;
  • due delle tre gradinate con i posti a sedere sono mal disposte in quanto poste sull’asse di gioco e quindi con visibilità del tutto ridotta;
  • il pavimento esterno in autobloccanti presenta evidenti segni di cedimento e quindi gli autobloccanti andrebbero rialzati e ricollocati in opera;
  • fra cordolo in cls e pavimento in autobloccanti vi sono radici tagliate, che la prossima primavera tenderanno nuovamente a spingere sulla pavimentazione;
  • i pozzetti al piede, in alcuni casi, sono privi di coperchi in plastica e i relativi pozzetti, come anche le caditoie, risultano già essere completamente intasati;
  • la scala di accesso al piano dalla balconata al piano primo non risulta finita;
  • i locali del piano primo sono privi di servizi igienici;
  • i parcheggi sono insufficienti rispetto alla capienza possibile del palazzetto;
  • qualora il palazzetto fosse utilizzato per altre manifestazioni, le opere di protezione del manto del campo sportivo risultano sicuramente molto dispendiose e onerose;
  • non è stata prevista la possibilità di un utilizzo parziale dei campi;
  • sul terrazzo del piano primo le guaine sono risvoltate in modo provvisorio, con evidenti giunte;
  • il legname esterno prospiciente al terrazzo è completamente da trattare;
  • i pannelli preverniciati del terrazzo sono bollati e in alcuni punti la ruggine ha già intaccato i pannelli.
Questa è la struttura che, dopo 16 anni di attesa, progettisti e costruttori hanno consegnato alla città, ed è la struttura che l'amministrazione è costretta a mettere a gara, nella speranza che qualche società sportiva trovi conveniente accollarsi costi assurdi di manutenzione e di gestione (non si ipotizzano meno di 300 euro al giorno di costi vivi). 
Nessuno sa quale sarà il miracolo che renderà veramente usufruibile la struttura a noi cittadini, a meno che non si pensi di festeggiare, ogni anno, la ricorrenza del 25 ottobre come il Palazzetto's day.

domenica 18 ottobre 2015

L'ALLEGORIA DEGLI ALBERI

 
Nel cerchietto: Abbattimento piante - ordinanza n° 70 del 5/10/15

Nel post del 17 aprile scorso si era trattato in questa rubrica un argomento leggero, ma che permetteva di gettare un occhio di simpatia su questo nostro paese particolarmente martoriato da incuria e vittimismo.
Si parlava di alberi e fioriture e di quanto sia bello, il viale di Piazza Caduti, in primavera.
All'inizio dell'anno scolastico, che quest'anno è stato piuttosto travagliato, tutti i marcipiedi intorno alla scuola Matteotti sono stati transennati, a causa delle insidie che le radici degli alberi possono provocare ai pedoni (che poi camminano in mezzo alla strada!), per i marcipiedi da cui affiorano grosse radici. Le persone si inciampano e se poi si fanno male, va a finire con una denuncia nei confronti dell'amministrazione.
Dopo qualche giorno l'amara sentenza: tutti gli aberi devono essere abbattuti.
Sulle modalità di ripristino dei marciapiedi, e sulla risoluzione dei problemi della abitazioni, però, nessuna indicazione chiara.
Ma non era forse prevedibile che queste piante metessero radici?
Un'altra domanda è sorta spontanea: ma si devono per forza tagliere, e tagliare tutte, le piante, o si può intervenire con qualche tecnica di contenimento?
Chiaramente togliere un dente costa meno che curarlo, e così la semplificazione: togliamo tutti gli alberi. Se poi togli il dente e non fai nemeno la dentiera, allora spendi ancora meno.
Perché per ripiantumare, per ora, non ci sarebbero le risorse.
Alla luce di queste osservazioni, i lavori sono stati poi sospesi, per una miglior definizione dello stato delle cose.
Ma com'è che i soldi non ci sono mai?
Possibile che la cronica mancanza di denaro ormai non faccia altro che portare a un malsano inteventismo? SI chiudono scuole e passaggi a livello, si abbattono viali alberati che ormai costituiscono la memoria del paesaggio, “perché non ci stanno i soldi”, ma allo stesso tepo non si verificano gli sprechi (ad esempio riscaldare per anni palazzi vuoti), si realizzano discutibili fontane, si nutre il bisogno di entertainment popolare con feste a go-go e vedrai che in primaversa sarà un fiorire di operazioni-maquillage in vista delle elezioni.
SI tagliano gli alberi, perchè tagliare è la metafora della politica attuale: tagliare sarà sempre di più la pratica adottataper contenere la spesa pubblica.
E per le amministrazioni la colpa è sempre di qualcun altro: qualcuno prima di noi e qualcuno che sta più in alto, come se noi non facessimo parte integrante di quell'unico corpo che è il corpo della cosa pubblica. Una cosa pubblica che nella migliore tradizione della politica italiana è sempre stata presa d'assalto dalle forze divoratrici di risorse pubbliche, in un susseguirsi di scandali e tragedie.

Perché i rimedi ci sono, ma se non si è capaci a dominare la spesa pubblica, i soldi non si trovano e non si troveranno mai.
Eppure i bilanci di Alpignano viaggiano sui 14 milioni di euro: ma dove finiscono tutti questi soldi?
Dovremmo iniziare a fare qualche conto...

E intanto arriva almeno una buona notizia:
Erri De Luca assolto perché il fatto non sussiste 

venerdì 9 ottobre 2015

LA FINE DEL LAVORO

Può capitare di incappare per caso in un testo dello storico inglese Perry Anderson, e di trovarvi una delle più interessanti analisi della recente storia italiana, vista con il filtro dell'osservatore straniero: “all'inizio del nuovo secolo non c'era nessun fermento […] tra i ceti più bassi. La classe operaia era atomizzata, non esistevano consigli di fabbrica, il Pci era scomparso, le spinte radicali tra gli studenti e i giovani si erano attenuate. Il capitalismo, in Italia come altrove, non era mai parso più al sicuro. […] Da un punto di vista dei programmi, non molto separava il centrodestra dal centrosinistra […] La consueta lista di priorità dei governi occidentali – privatizzazione del patrimonio statale rimasto, deregolamentazione del mercato del lavoro, progressiva riduzione delle pensioni pubbliche, diminuzione delle tasse – apparteneva al repertorio di entrambi gli schieramenti (da Perry Anderson, L'Italia dopo l'Italia. Verso la Terza Repubblica, Castelvecchi, 2014, p. 45). 
Già vent'anni fa Jeremy Rifkin, un altro noto economista contemporaneo, sufficientemente glamour da andare a genio anche al premier, che l'anno scorso gli fece aprire il congresso per l'inaugurazione del semestre Europeo, tracciava la parabola conclusiva della società industriale, ne “La fine del lavoro”. Era il 1995, ancora non era nemmeno iniziata l'era di internet, e Rifkin scriveva che l'era della fabbrica sarebbe tramontata presto, e insiema ad essa tutto il comparto dei lavoratori in attività, a causa dell'avvento delle nuove tecnologie. L'economia post-industriale avrebbe dovuto fronteggiare così la previsione di una enorme massa di disoccupati che, senza una riorganizzazione del lavoro, avrebbero costituito un colossale problema sociale. 
Un arco temporale di venti anni fornisce una prospettiva storica non molto distante, però di sicuro dimostra che questo cammino non è nemmeno stato intrapreso. I problema, che era evidente da tempo e che alla lunga avrebbe condannato la società a impoverirsi, non è mai stato affrontanto in maniera decisiva da nessuna compagine politica. 
Questo in concreto significa che il lungo processo di transizione da una società capitalistica a una post capitalistica è in pieno svolgimento e sta facendo le sue onorate vittime, senza che vi siano ancora delle soluzioni che consentano alle persone una vera e serena mobilità lavorativa. Alle vittime dei conflitti una volta si ergevano lapidi commemorative. 
Oggi che cosa si erge, in memoria di chi ancora rappresenta il motore delle nostre economie, basate sulle leggi di mercato tradizionali? Dobbiamo accettarla come un inevitabile processo storico, la fine del lavoro, oppure dobbiamo difendere il lavoro per come l'abbiamo conosciuto nel secolo scorso, come una certezza che consenta a chiunque di noi, a buon diritto, di fare progetti per la propria vita, riscrivendo il patto tra salariati e padroni?
Perché se questo sistema continuerà a produrre sempre nuovi poveri, quale potrà essere il modello sociale, che a un certo punto presenterà il conto alla sua classe dirigente? 
Domenica 11 ottobre, alle ore 12, si svolgerà un consiglio comunale aperto (finalmente, almeno uno!) davanti ai cancelli di una delle poche realtà produttive rimaste sul nostro territorio, la Dr. Fischer, l'azienda tedesca che ha rilevato lo stabilimento Philips nel 2011. L'azienda intende chiudere presto i battenti, privando i lavoratori del loro sostentamento. 
La prossima settimana i giornali parlerano tutti di questo consiglio comunale aperto, e l'amministrazione e chi avrà voce avrà potuto dire quanto abbiamo a cuore i problemi dei lavoratori che rischiano di perdere una delle cose più importanti della loro vita. 
Speriamo che in concreto, però, si possano raggiungere dei risultati, e che un pochino questa mobilitazione di tutti noi serva a segnare in modo positivo il futuro di chi sul lavoro fonda il proprio progetto di vita. Perché altrimenti resta solo propaganda. 
Per un approfondimento sul tema della chiusura della fabbrica si veda:
la crisi inizia un anno fa

venerdì 2 ottobre 2015

A VISO APERTO

Saper affrontare le questioni a viso aperto, con i cittadini, soprattutto quando ci sono problemi molto gravi da condividere, è una delle più importanti capacità che dovrebbe possedere chi desidera governare un paese.
Ci sembra un requisito fondamentale. Perché solo così si evitano pregiudizi, fraintendimenti, disinformazione.
Oggi anche qui da noi l'informazione principale passa dai social, ma questa non è vera informazione. Così come non è informazione l'articolo sul giornale a una sola voce. Solo in Consiglio Comunale, dove ci sono le voci delle opposizioni, che sono il pilastro della democrazia, si possono ascoltare i fatti, soprattutto quando sono dimostrati dagli atti.

Questa premessa ci pare importante per raccontare una delle tante storie di debolezza, che hanno caratterizzato la storia della maggioranza di questo paese. Una maggioranza che forse si è trovata impreparata inizialmente a sobbarcarsi il peso di questa vittoria, che si sa, è arrivata in modo del tutto inaspettato.
Però sbagliare serve a comprendere i propri errori.
Già il noto precedente della chiusura del passaggio a livello aveva dimostrato quanto sia importante parlare con le persone. E anche in quella circostanza il Sindaco si era tirato indietro dal confronto, lasciano il posto al suo vice.
E quando noi chiedemmo, per ben due volte, di aprire il Consiglio Comunale alla gente, ci dissero di no entrambe le volte.

Si è creata una seconda inimmaginabile circostanza in cui forse il Sindaco avrebbe dovuto "metterci la faccia".
Ci abbiamo riprovato, dopo la chiusura della Gramsci, a chiedere un Consiglio Comunale aperto, il luogo dove sono presenti tutti coloro "che decidono", perché era necessario che i cittadini si potessero esprimere dinanzi all'organo più importante di questa città.
Perché è stato chiaro sin da subito che la Giunta aveva imposto alla città, per la seconda volta, una scelta che la gente non poteva condividere, né comprendere. Soprattutto quando troppe erano le versioni dei fatti.

La lettera per la richiesta del Consiglio Comunale aperto, firmata da Alpignano SiCura e dai 4 consiglieri del Pd, è partita il 3 luglio 2015.
Il 6 agosto, dato che il Presidente del Consiglio non si era espresso (il regolamente impone 20 giorni per la risposta), abbiamo mandato un sollecito.
Dopo varie telefonate al segretario generale, che risponde il 10 settembre spiegando che il Presidente non è tenuto a convocare il Consiglio, ma ne ha solo la "facoltà", ecco che finalmente Sindaco e Presidene del Consiglio ci rispondono, il 29 settembre 2015. Riportiamo il testo integrale della risposta:

"Con riguardo alla richiesta di convocazione di un Consiglio Comunale aperto in merito alla chiusura della scuola "Gramsci", premesso che la questione era già stata affontata nella conferenza dei capigruppo del 07/07/2015, questa amministrazione considera superata la richiesta, sia a seguito della ripresa delle lezioni, sia a seguito della programmazione e della parziale realizzazione dei lavori di manutenzione delle Scuole Tallone [non è un errore n.d.r.] e Matteotti."

È come se, rompendosi un oggetto in garanzia, il servizio di assistenza lasciasse passare il tempo per poterti rispondere: "ma è scaduta la garanzia".

E qui siamo a sottolineare che in corcostanze come queste, a volte, per non mettersi tutti contro, basterebbe comportarsi da gran signori!

Ma ora passiamo alle belle iniziative:
Il primo albergo etico in Italia, gestito da ragazzi con la Sindrome di Down, Albergo Etico Download

venerdì 25 settembre 2015

SCUOLA A NORMA O SCUOLA NORMALE?

NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE. USARE CON MODERAZIONE


Si è aperto il nuovo anno scolastico all'insegna del cambiamento. E dell'ottimismo. Per molti ci sono state grandi novità, che hanno rivoluzionato l'organizzazione familiare. Alcuni altri, non raggiunti dal fondamentale servizio di Alert System, si sono presentati il 14 settembre davanti ai cancelli, trovandoli chiusi; ma il disagio poco conta in un pease dove le cose non finiscono mai di stupire.

A giochi fatti, oltre allo sgomento e allo sconcerto dinanzi a un'avventura partita male, alunni e genitori si troveranno di fronte ad alcune importanti novità, che di molto cambieranno la percezione di che cosa significhi condividere un ambiente pubblico. Dall'impossibilità di muoversi dal cancello alle aule senza accompagnatore, per il rischio di cadere e sbucciarsi le ginocchia, al divieto assoluto di lavare i denti, per cause ancora misteriose ai più attenti analisti, al pericolo insito nel toccare una palla, abbiamo anche rischiato di perdere l'ora d'aria all'aperto, gioia di tutti i bambini (e delle maestre!): ci siamo piano piano adeguati, pur non comprendendo come tutto ciò possa rendere lo sviluppo del bambino migliore. 
Oltre a queste buone pratiche, circolano da qualche giorno, fuori dei cancelli delle scuole, incredibili leggende metropolitane, secondo le quali non sarebbe più possibile trascinare i trolley, per non intrupparsi, non sarebbe più possibile consumare la frutta fresca gentilmente sbucciata a tagliata dalle maestre, perché ci si potrebbe contaminare - abbandonando una delle poche iniziative di buon senso che la scuola a tempo pieno aveva consolidato -, non sarebbe possibile aprire le finestre, far assaggiare la merenda ai compagni, fare la pipì nella prima ora di lezione, portarsi una bottiglietta d'acqua. Tutto ciò metterebbe in ombra i tradizionali divieti che hanno sempre favorito la crescita morale e sociale del bambino: non disturbare durante la lezione, non maltrattare i compagni, non prendere in giro chi è apparentemente “diverso”; e poi condividere, aiutare, avere inizitiva. Insomma, divieti e stimoli nati per la vita di comunità e magari anche per incrementare la capacità critica.

Ma non guardiamo alle ingombranti eredità del passato. Gettiamo un occhio invece alle altre nuove interessanti soprese, che potrebbero attendere gli studenti, per incamminarli sulla strada giusta nel loro percorso di formazione della personalità, progetto su cui la scuola primaria ha avuto effettivamente momenti di straordinaria avanguardia.

Divieto assoluto di sfilarsi il pullover durante l'orario scolastico.
Chi non è mai rimasto impigliato, spogliandosi, per lunghissimi minuti, nelle maniche del pullover, rischiando il soffocamento? Per questo motivo, dato che i bambini sono notoriamente incapaci di decidere che cosa li faccia stare meglio, non potranno spogliarsi. Poco importa se gli sbalzi climatici, tipici delle mezze stagioni, che portano le temperature dai 9 gradi mattutini ai 25 del dopo pranzo, li stordiranno di caldo.

Divieto assoluto di utilizzare le posate durante la mensa.
Chi non ha mai avuto, almeno una volta nella vita, la spiacevole esperienza di tagliarsi un dito con un coltello? Per tale motivo, durante la mensa, i bambini, data anche la loro progressiva perdita di abilità manuali, consumeranno il pasto a mani nude, previa igienizzazione delle mani in un'autoclave, generosamente donata dall'associazione dei “primitivisti fondamentalisti”. Prima e dopo i pasti.

Divieto assoluto di indossare pantaloni con la zip.
Chi non ha mai provato lo spiacevole imprevisto, procurato dal pizzicare il proprio slip (e non solo quello, per i maschietti) nella cerniera del blue jeans? Per evitare che questo possa accadere ai nostri bambini notoriamente frettolosi e distratti, interrompendo il lieto andamento delle lezioni, sarà vietato l'utilizzo di qualsiasi pantalone dotato di cerniera. Per par condicio, sia ai maschi sia alle femminucce.



Divieto assoluto di indossare tacchi a spillo.

Chi non ha mai subito il grave calpestamento del piede con un colpo di tacco ben asssestato, e per giunta munito di stiletto? Per evitare che qualcuno dei nostri poveri bambini sia messo nelle condizioni di poter subire tale aggressione, è fatto divieto a tutte le insegnanti indossare tacchi con punta a spillo. Il divieto è ben segnalato, sebbene nessuno abbia mai visto le maestre camminare su trampoli da indossatrice. Ma pare giusto ricordare a tutti i pericoli e le insidie nascoste in ogni momento della vita quotidiana, per incoraggiare la paranoica tendenza al catastrofismo che aiuterebbe a crescere sani ed equilibrati.



Divieto assoluto di salire e di scendere le scale.

Chi non ha mai avuto la sgradevole esperienza di scivolare su un gradino di una scalinata, anche senza che questa sia necessariamente rivestita di uno strato di ghiaccio? Da oggi non è più possibile salire e scende i gradini delle scuole di Alpignano. Non potendo demolire in tempo reale i piani superiori dei plessi, né estendere le aule in tendopoli nei giardini, gli alunni saranno accompagnati a due a due dal personale di servizio con l'ascensore. Poco importa se i tempi di smaltimento delle code siano confrontabili con i tempi di attesa per il padiglione expo del Giappone.



Divieto assoluto di temperare le matite.

A chi non è mai capitato di pungersi un dito con la matita perfettamente acuminata? Pensate che cosa potrebbe mai succedere se un bambino, brandendo maldestramente l'arnese, offendesse un compagno procurandogli un danno oculare... pertanto chiunque arriverà a scuola con le matite temperate verrà fatto inginocchiare nell'angolo sui ceci, indossando il noto copricapo con le orecchie d'asino, rievocando provvedimenti dei vecchi tempi, che pare non siano vietati da nessuna norma vigente.

martedì 15 settembre 2015

AUDENTES FORTUNA IUVAT

  
Gli intervenuti, a partire da sinistra: Antonio M., Francesco T., Gino C., Rosario C., Maurizio M., Massimiliano P., Fabrizio D., Tamara D., Tiziana G., Raffaella B., Roberto S., Marina M., Francesco P., Maria Luigia D., Andrea O., Peo B., Gianni B., Roberto C

Si è svolta il 12 settembre 2015 la prima convention di Alpignano SiCura, organizzata per chiudere un ciclo del nostro lavoro, e aprirne un altro: quelle della novità, delle scelte per il futuro, di una nuova visione dei rapporti tra cittadini e amministatori.
Abbiamo trascorso 4 anni lavorando sodo per fare una buona opposizione, perché sappiamo che una sana democrazia funziona se c'è una buona opposizione e una corretta informazione.
Noi abbiamo mai smesso di lavorare per questa città un solo giorno e, nell'ombra delle nostre importanti azioni, e nel quasi totale silenzio dei media, non abbiamo mai smesso di sognare una città possibile. Solo questo ci ha permesso di andare avanti uniti, fino a oggi.
Sono passati 4 anni e mezzo dall'apertura di questo blog, abbiamo raccontato la storia di oltre 4 anni di amministrazione, i fallimenti e le disfatte, che si può ripercorrere nei 200 post che precedono questo.
Tuttavia è da un po' che registriamo intorno a noi un gran fermento, all'insegna di una precoce campagna elettorale, e dobbiamo adeguarci, per non essere scavalcati. Cogliamo soprattutto un grandissima tensione rispetto alle scelte che noi faremo come gruppo, segno che siamo considerati una forza politica temibile. Noi vorremmo illuderci che gli altri ci ritengano interessanti perché siamo bravi. Sappiamo che ai partiti interessano soltanto i numeri.

Di noi si diceva che avremmo racimolato pochi voti, che eravamo un fuoco di paglia, e invece siamo ancora qui, i fondatori al completo e i nuovi arrivati, e quelli che siamo sicuri che continueranno ad arrivare, e abbiamo ancora lo stesso obiettivo: cambiare questa città.
Obiettivo molto ambizioso; ma non possono essercene altri.
Chiaramente ci rendiamo conto della complessità e della prospettiva di questo sogno, ma è necessario che iniziamo a sognare tutti insieme, per evitare che questa città continui a subire lo sgomento di scelte a casaccio e di politiche determinate dalla logica del voto.
Per essere pronti, abbiamo fatto già le nostre scelte: il candidato sindaco, la squadra, il modello gestionale, le strategie, le tematiche fondamentali. Con in più una importante convizione: che se vogliamo un sostanziale cambiamento non possiamo scendere a patti con nessuno.
Bisogna smettere di depredare il paese continuando una gestione delle risorse pubbliche senza obiettivi. Si fanno le opere ma non si sa bene per cosa. Si tamponano le necessità senza un'adeguata pianificazione. Ed è sotto gli occhi di tutti che la città non reggerà altri shock.
Da cittadini, che vivono la loro città e ne conoscono la storia, conosciamo anche le sue potenzialità. Ci è chiaro come vogliamo che sia di questa città tra 5, 10 anni e soprattutto ci è chiaro che abbiamo un dovere fondamentale: tracciare un strada, e fare in modo che siano poi tutti obbligati a seguirla, perché così vogliono i cittadini.

Le risorse sono poche ed è necessario un progetto, per come spenderle. Un progetto di lunga durata. E in questo progetto dovranno essere fatte delle scelte. La politica fa fatica a fare le scelte, perché ci sarà sempre qualcuno che non è contento. E siccome la politica oggi è fragile, non sa prendere decisioni radicali, perché non vuole perdere il consenso.
Noi viviamo qui, usciamo nelle strade di questo paese, proviamo a tessere relazioni, ma sentiamo che manca qualcosa: manca il piacere di vivere questa città fino in fondo. Non ci riescono i bambini, i ragazzi, i lavoratori, gli anziani. Tutti incontrano i loro limiti, che questo paese impone a causa di un declino che la rassegnazione sta portando a considerare irreversibile. Ma non è così.
Perché mentre gli altri non sanno fare altro che la conta dei voti - l'unica strategia elettorale che sia possibile fare alle lontane segreterie di partito -, noi, che invece siamo una lista civica con il termometro in mano, possiamo misurare direttamente la febbre della città, e i suoi malanni, e conoscerne la cura. Perché Alpignano SI CURA.

C'è molto lavoro da fare, ma si può fare. È successo in altri paesi, può succedere anche da noi. È sufficiente avere il coraggio di cambiare, e saper guardare alle esperienze positive.
Per un progetto di cambiamento di lunga durata, è necessario fare delle scelte e per farlo ci vuole CORAGGIO. Soprattutto ci vuole il coraggio di spiegare che cosa si sta facendo e perché. Sempre. Le porte dell'amministrazione devono essere aperte.
Ci vuole un impegno a tempo pieno.
Da oggi parte una fase molto bella per noi, e una grande opportunità per il paese, a cui offriamo il nostro progetto e la possibilità di farne parte; porremo la nostra attenzione con un rinnovato spirito di squadra, che si stringerà intorno al suo candidato sindaco, iniziando questo percorso per la creazione e lo sviluppo di un programma pensato per piccole azioni concatenate.

Il coraggio lo dobbiamo avere tutti insieme: o si cambia tutto o nulla cambierà mai in questo paese.

domenica 6 settembre 2015

I BAMBINI NON VOTANO


Peccato che i bambini non votino... perché se potessero votare, dopo che qualcuno gli dirà che la loro scuola non c'è più, o che magari al mattino non potranno più andare a scuola insieme alla mamma o al fratellino, oppure che nell'intervallo in giardino non vedranno più il loro amichetto del cortile con cui giocano tutta l'estate, oppure che forse non riusciranno più a frequentare quel corso di danza perché per uscire da scuola non ci metteranno più 5 minuti ma 30, darebbero il loro voto al loro attuale Sindaco?
Ma i bambini non votano, e quindi, qualcuno penserà, tutti questi problemi "li aiuteranno a crescere"!!!
E così mentre le scuole dei paesi progrediti si interrogano su come innovare le metodologie didattiche, e costruiscono scuole-modello - noi non possiamo far altro che sottometterci alla legge delle priorità, che nel nostro caso è la sicurezza. Perché è ovvio che nessuno, in questo, si preoccuperà della qualità della vita degli studenti, se quello che rischiano è la loro incolumità o la salute.
Ma in una società evoluta, certe cose dovrebbero essere date per scontate.
Dietro questo apparente senso di responsabilità si cela invece la cronica incapacità di fare programmazione, la scarsa lungimiranza delle politiche di finanziamento e, molto più subdolamente, alcuni disegni politici che possono essere imperscrutabili. Con il clima di sospetto che caratterizza ormai il rapporto tra cittadini e amministratori, dietro ogni scelta controversa qualcuno grida al complotto.

Facebook, il termometro sociale che misura il calore "dei pensieri della pancia" delle persone, ha registrato un altissimo livello di partecipazione, ma siccome non siamo tutti uguali è stato chiaro sin dall'inizio che per le famiglie le priorità non erano le stesse: il range non può che andare da chi intende preservare proprio piccolo orticello a chi invece si è apertamente schierato per conoscere la verità e avere giustizia, per tutti. Sono questi ultimi che hanno permesso che un evento così devastante per una comunità, come la chiusura di una scuola, diventesse elemento aggregativo e magari, per qualcuno, ispiratore dell'idea che si possono affrontare i problemi solo giocando in prima persona.

I genitori hanno chiesto, tramite i consiglieri di opposizione un consiglio comunale aperto, il 3 luglio scorso: a tutt'oggi non è ancora stata nemmeno data risposta.
Gli unici commenti positivi sulla vicenda, rivolti a sindaco e giunta, sono quelli che si fanno da soi, lì dove non c'è contraddittorio: ovveri sui giornali locali.
Ma la storia, ai molti genitori che hanno animato il luglio cittadino, è nota.
Va ricostruitio invece quanto accaduto ad agosto, che, come si sa, porta la gente in vacanza. E quando si torna è proprio difficile riprendere il filo.
Il 4 agosto, in seguito a un esposto dei genitori alla Procura della Repubblica, lo Spresal (Servizio Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro) effettua un sopralluogo nella scuola Gramsci, chiusa a causa di ragioni che di volta in volta sono state adattate, e nelle due scuole dove è previsto che vengano trasferiti i bambini.
Il sopralluogo in realtà mette in luce problemi ben più gravi nelle scuole in cui sarebbero dovuti essere trasferiti tutti gli alunni della Gramsci, ovvero Matteotti e Turati. Le scuole infatti sono attualmente inagibili, e occorre svolgere alcuni lavori della massima urgenza. Lo determina il verbale dell'Asl, del 14 agosto.
Per capire che cosa ha fatto l'amministrazione in seguito a questo verbale, si possono leggere le determine 335 e 336, pubblicate sul sito del comune.
E non è finita qui: ne sanno qualcosa le Associazioni che svolgono le attività nelle palestre, che quasi certamente dovranno traslocare altrove, magari nelle scuole di altri comuni.

Ci chiediamo: se i genitori non avessero fatto l'esposto, il comune avrebbe stipato i bambini in scuole non a norma, e nessuno avrebbe saputo a quali rischi sarebbero stati inconsapevolmente soggetti.
I genitori hanno fatto benissimo a far valere i loro diritti, nonostante questo stia creando dei diasagi: sta di fatto che la scuola elementare, ad Alpignano, quasi certamente non aprirà il il 14.
Chi pensa di liberarsi dai pargoli per quella data dovrà pensare a una soluzione aternativa, perché anche se il Comune ha messo a disposizione il pulmino gratis, non ci si aspetti che possa inviare un insegnante a domicilio per ogni alunno.

Ma forse, magari, se i bimbi non dovessero più tornare a scuola, forse sì che lo voterebbero questo sindaco!!!

E adesso le belle iniziative:
il progetto "zainetto leggero"